Salvini: «Parisi? No grazie». Meloni: se dialogherà con Renzi, non ci saremo

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La convention di Stefano Parisi? «Ah, sì… Mi pare mi abbiano detto che si svolgerà nel weekend centrale del mese. Purtroppo, io in quei giorni sarò a Pontida, stiamo organizzando un sacco di cose…». Intervistato dal Corriere della Sera, Matteo Salvini conferma il no all’ipotesi di Stefano Parisi come coordinatore o leader del centrodestra. E, in risposta al candidato sconfitto a sindaco di Milano, che aveva criticato la sua linea lepenista, ribatte: «La vox populi, la gente normale, quelli che incontri qui per strada, nella vita di tutti i giorni è lontana anni luce da questi balletti. Liberali, moderati, lepenisti, tutta aria fritta e indigesta. Il tutto per spiegare che cosa? Che bisogna tornare con Alfano, Passera e Verdini? Noi non ragioniamo per convenienze».

Salvini boccia Parisi

«Con Forza Italia forse si può ragionare. Con Giorgia Meloni sicuramente. E le alleanze internazionali sono discriminanti», dice Salvini anticipando «un progetto» di cui si inizierà a parlare a Ferragosto, a Ponte di legno. «L’idea è semplicemente quella di aggiornare la nostra proposta. Siamo nel 2016, l’Islam entra in chiesa e taglia la gola ai preti. Penso, per esempio ai respingimenti assistiti, un modo per salvaguardare i profughi veri e accompagnare fuori tutti gli altri. E poi il diritto di voto a 16 anni, e quattro mesi di servizio civile o militare obbligatorio».

Maroni: «Se ne può parlare»

Maroni: In colloquio con Repubblica, Bobo Maroni definisco Salvini, «come Umberto Bossi, uno stratega visionario. Io sono più un tattico…».E di Parisi dice di osservarlo con interesse, «ma sbaglia quando attacca i partiti». Il governatore lombardo  concede al manager «un’apertura di credito, del resto sono un curioso di natura. Ma voglio vedere cosa dirà alla convention di settembre. Quando Salvini dice no alle ammucchiate condivido». Scettico, invece, sull’apertura della Lega al Sud: «Vent’anni fa fui spedito da Bossi al Sud per fare la Lega Italia Federale, quel progetto non andò bene perché aggregare le forze autonomiste e territoriali con un patto federativo è corretto. Il rischio è che l’investimento al Sud depotenzi il messaggio nordista».

Meloni: Parisi stampella di Renzi

«Non mi permetto di mettere bocca sulle questioni interne a un altro partito. Il problema è un altro: Parisi è funzionale ad un governo Renzi bis in caso di vittoria del No al referendum? Certamente un governo di unità nazionale non avrà i nostri voti». Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, fin dall’inizio ha guardato perplessa alla ricetta di Berlusconi, «Parisi ha detto senza infingimenti – ricorda la Meloni – che in caso di vittoria del No Renzi può rimanere. Come la pensa Berlusconi non lo so: non ci parlo da quando ha deciso di sostenere Marchini a Roma. Poi delle dinamiche familiari e aziendali non so nulla. Osservo solo – aggiunge la leader di Fratelli d’Italia – che la figura di Parisi è quella più dialogante con Renzi nella prospettiva che Renzi non sia autosufficiente dopo il referendum. Anche il nuovo protagonismo di Alfano è un sintomo di questa prospettiva… Basta ammucchiate, l’esperienza di Roma ha dimostrato che puoi stipare tutti i pezzi che vuoi, mettere insieme Marchini e Storace, ma la gente non ti vota».