Salvataggio di migranti, il capitano: «I miei uomini ieri hanno rischiato la vita» (VIDEO)

Erano a un passo dalla salvezza le 10 donne morte nel naufragio del gommone nel Canale di Sicilia: l’ultima trageda del mare avvenuta in quel tratto di navigazione dove solo una settimana fa erano stati salvati altri proufghi in balia dei flutti. «Quando siamo intervenuti il gommone era collassato, i tubolari si erano stretti e non c’era più spazio all’interno. I nostri uomini hanno operato in una situazione particolarmente delicata sia per le pessime condizioni del mare, sia dal punto di vista psicologico. Quelle donne erano ad un passo dalla salvezza, perderle è stata la cosa peggiore…».

Salvataggio di migranti nel Canale di Sicilia

È in queste parole, pronunciate dal capitano di fregata Gianluca D’Agostino, comandante della nave Diciotti della Guardia Costiera, giunta a Catania con a bordo i corpi di 10 donne morte nel naufragio di giovedì 30 giugno, tutta la drammaticità di quei terribili, interminabili, momenti. I superstiti, invece, che sono sulla nave assieme ad altri migranti soccorsi, sono 108. Intanto, sul fronte delle indagini sull’ennesima tragedia del mare registrata nel Canale di Sicilia, gli aggiornamenti investigativi fanno sapere che sono stati individuati e fermati i due presunti scafisti del gommone carico di migranti che ha fatto naufragio, provocando la morte di 10 donne. Sono un senegalese e un gambiano. Il provvedimento della Procura distrettuale di Catania è stato eseguito da Polizia di Stato, Squadra Mobile e Guardia di Finanza del comando provinciale. Le indagini sono state accelerate con l’invio di investigatori sulla nave Diciotti la notte scorsa mentre era ancora in navigazione verso Catania. Nave che, nel frattempo, è arrivata  in porto con a bordo – oltre i corpi delle vittime – anche 348 extracomunitari, comprese 86 donne e 3 minorenni, soccorsi in più interventi di salvataggio nel mare Mediterraneo. Tra loro anche i 107 superstiti della tragedia.

Il comandante della nave: «I miei uomini hanno rischiato vita»

«Se il gommone fosse affondato anche i miei uomini sarebbero “scesi” insieme ai migranti. I ragazzi sono stati decisamente molto coraggiosi e sono molto orgoglioso di come hanno operato e reagito». È in queste poche ma esaustive parole che ricostruiscono i tragici momenti del salvataggio di migranti avvenuto 24 ore fa nel Canale di Sicilia il senso e il potenziale del dramma vissuto da ambo le parti: chi salvava e chi veniva salvato. È la ricostruzione del salvataggio di 108 migranti e del recupero di 10 corpi di donne annegate nel Canale di Sicilia fatta dal comandante della nave Diciotti della guardia costiera, il capitano di fregata Gianluca D’Agostino, che ha incontrato i giornalisti a Catania. «Si sono trovati in mezzo a cadaveri che galleggiavano – ha spiegato – e si sono buttati prima sui corpi di quelli che soltanto dopo abbiamo scoperto erano già morti. Con il personale del Cisom che abbiamo a bordo abbiamo cercato di rianimare tutti quelli che tiravamo su, ma non ci siamo riusciti. Sono 108 i superstiti del naufragio». E ancora. «Abbiamo avuto contro non soltanto il tempo – ha sottolineato quindi  il comandante – ma anche il mare grosso che ha ostacolato la ricerca». E poi, il problema più grave che gravava sulla situazione era dato dalle condizioni del gommone che aveva il pavimento spaccato: cosa che ha reso «le operazioni di soccorso difficilissime». Tanto che, ha osservato in conclusione il capitano di fregata D’Agostino, «ci eravamo preparati a una tragedia di proporzioni decisamente superiori rispetto a quella che poi abbiamo affrontato», anche se «sempre di tragedia si parla visto che sono morte 10 giovane donne; ma, almeno, è stata una tragedia contenuta nei numeri»: «I miei uomini, infatti, hanno rischiato la vita» per salvare quella dei profughi.

Ecco il video relativo a un altro salvataggio di migranti nel Canale di Sicilia, avvenuto appena una settimana fa.