Renzo Bossi a processo: «Mai chiesto soldi alla Lega, anzi li ho versati…»

«Escludo di aver mai chiesto soldi a Belsito perché non ne avevo motivo. Non ricevevo alcuna indennità ma semmai, come tutti gli altri eletti, davo un contributo al partito». Si è difeso su tutta la linea Renzo Bossi, il “Trota”, interrogato in aula a Milano al processo in cui è imputato, con il padre Umberto e l’ex tesoriere del carroccio Francesco Belsito, per appropriazione indebita per le presunte spese personali con i fondi della Lega.

Bossi: mai chiesto soldi a Bersito

Renzo Bossi, nel rispondere alle domande del pm Paolo Filippini, sulla presunta laurea “comprata” all’università privata Kristal di Tirana, ha affermato: «Escludo di aver mai fatto l’Università». Inoltre ha negato di aver mai messo in conto al partito le multe prese dai due autisti che dal 2010 lo accompagnavano. «Di fatto le pagai io e mi trovai a fare la rateizzazione con Equitalia e a versare 14mila euro. Sono accusato per una appropriazione indebita che non vedo…», ha concluso Bossi junior. «Poiché la politica è la cosa di cui mi occupo sono sempre stato lontano dagli affari economici del partito e non ho mai interferito con le decisioni dell’ amministrazione». È uno dei passaggi delle dichiarazioni spontanee di Umberto Bossi lette da uno dei suoi difensori nell’aula del processo in cui il Senatur è imputato.

Bossi: voglio essere giudicato come uno qualsiasi

Le dichiarazioni sono state  pronunciate, a nome del fondatore della Lega, dall’avvocato Matteo Brigandì dal momento che Umberto Bossi, seduto al suo fianco in prima fila, per motivi di salute fa fatica a parlare. «Voglio essere giudicato come un qualsiasi imputato – ha detto Bossi – come un qualsiasi amministratore di condominio». Nel sostenere la sua innocenza, ha aggiunto che «l’accusa è programmata, senza dimostrazione. C’è qualche indizio ma senza un adeguato supporto probatorio». Indizio che per il presidente onorario del Carroccio «è un mero sospetto che può apparire infondato». Scontato un commento sulla situazione politica. «Siamo vivi e la Lega diventerà più forte di prima nonostante i casini che ci hanno combinato e che sono sfociati in questo processo», ha detto ancora Bossi sostenendo che la bufera giudiziaria «è un imbroglio. Io vivevo tranquillo perché c’era un limite di spesa di 25 mila euro messe dal consiglio federale. Un limite sotto il quale c’era una autonomia di spesa. Poi qualcuno ha sbianchettato sul documento in mano alla Banca quella cifra. Quando mi sono dimesso nell’aprile 2011 – ha detto fuori dall’aula – – la Lega aveva 41 milioni di euro che sono spariti».