La Raggi vuole chiudere i campi rom. Ma non erano una «risorsa»?

Quant’è bella l’opposizione. E soprattutto com’è comoda quando il suo esercizio si esaurisce nello stilare l’interminabile elenco di «quello che non va» senza mai caricare il denunciante dell’onere del risultato. Ma in una democrazia matura, l’opposizione è come la «giovinezza» del Poeta, «che ci fugge tuttavia». E così può capitare di trovarsi dall’altra parte, quella del governo, dell’amministrazione attiva, e allora son dolori. Hanno cominciato a capirlo i Cinquestelle romani, tuttora alle prese con le difficoltà della giunta guidata da Virginia Raggi tra veti, ripicche, siluramenti improvvisi e defezioni inattese. Bei tempi quando si poteva salire su un trespolo e da lì maledire a tutto indice gli incorreggibili  vizi dell’odiata casta. Ma tutto passa.

Un’altra prova dell’ambiguità politica della Raggi

E passa, ovviamente, anche la campagna elettorale. Che ti fa scoprire come certi vizi abbiano contagiato anche loro, i grillini. A cominciare dalla distanza tra il “prima” e il “dopo”, tra il dire e il fare. Ricordate quella sui campi nomadi «come risorsa»? Svanita, evaporata in una nuvola rossa, per dirla con Fabrizio De Andrè. Solo una frase parcheggiata lì in attesa di fare il pieno dei voti de sinistra, alla Sabrina Ferilli per intenderci, per poi abbondanarla una volta svuotato il serbatoio. Oggi, infatti, la Raggi e i Cinquestelle non solo i campi rom hanno smesso di considerarli come «risorsa» (ma de che, poi?) ma ne hanno annunciato, attraverso il neoassessore al Sociale Laura Baldassarre, addirittura la «chiusura entro i prossimi 5 anni».

Roma banco di prova per il M5S

Certo, la Raggi non userà la ruspa alla Salvini-maniera. «Rispetteremo le indicazioni europee», tiene infatti a precisare la Baldassarre. Non tanto per i romani che non ne possono più di vivere prigionieri in casa loro, ma «perché lì le condizioni di vita non sono accettabili, soprattutto per i bambini che devono andare a scuola, frequentare, avere diritto all’assistenza sanitaria». Tutto giusto, ma non spiega perché solo un mese fa i campi rom erano una «risorsa» e ora sono praticamente dei lager. Più che una folgorazione sulla via di Damasco, a noi sembra una paraculata con destinazione Campidoglio. E l’obiettivo – chapeau! – è stato centrato. E ora l’annuncio della Baldassarre avvia la fase due, cioè il tentativo di agganciare l’elettorato di destra sollecitandone le corde più profonde. Non dovrebbe riuscire se, come auspichiamo, gli eletti del centrodestra l’opposizione la faranno sul serio, cioè non alla grillina.