Olimpiadi 2024, l’M5S gela Malagò: sono più urgenti le scuole che crollano

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«Le urgenze? Sono alcune scuole che stanno cadendo a pezzi anche in questi giorni, sono i rifiuti, la mobilità. Stiamo lavorando su diversi fronti». E’ una doccia gelida quella che l’M5S scarica sul povero Giovanni Malagò accorso a tagliare il nastro per l’inaugurazione dello stadio Pasquale Giannattasio di Ostia nella speranza di trovare segnali distensivi nella querelle su Olimpiadi 2024 sì o no.
Imbustato nel suo blazer d’ordinanza sotto un sole spietato, costretto a stringere mani sudaticcie, sorridere a 52 denti, farsi fotografare in ogni posizione possibile, annuire pensoso, sorbirsi torme di marmocchi urlanti e festeggianti, il presidente del Coni s’è catapultato fino a Ostia nella speranza di intercettare la sindaca Virginia Raggi che sta inseguendo da giorni. E che gli ha fatto trovare, invece, il vicesindaco con delega allo sport Daniele Frongia, il più feroce oppositore delle Olimpiadi targate Malagò-Montezemolo accasati con il solito codazzo de generone romano festaiolo.
In fascia tricolore, Frongia – autore del libro “E io pago” che ha fatto le pulci alle spese folli del Campidoglio – ha mandato subito per il tramite dei giornalisti, che gli chiedevano, un messaggio gelido al presidente del Coni: «Incontreremo a breve il presidente Malagò. Andremo avanti, la nostra posizione non cambia. Oggi è una giornata di festa». Che, tradotto, vuol dire: non diamo dispiaceri a Malagò proprio oggi…
Lui, il presidente del Coni, che quando azzanna l’osso non lo molla neanche a un rotweiler, s’è sottoposto docile docile a tutto il rito delle inaugurazioni pur di trovare uno spiraglio, una piccola breccia nel muro dell’M5S, un pertugio dove infilarsi per perorare la difficile causa delle Olimpiadi romane del 2024.
I veri diplomatici dell’incontro di Teano, temporaneamente portato a Ostia, sono stati i giornalisti che andavano dall’uno e dall’altro ponendo le domande e riportando, ora all’uno, ora all’altro, la sintesi della vicenda.
«Se si può parlare di confronto su alcuni aspetti di Roma 2024? Sempre. Dialogo e confronto. Siamo forza di governo e questo è nella natura delle cose», concedeva Frongia accendendo la speranza nel cuore di Malagò.
«Se il dialogo con il M5s sulle olimpiadi può essere un primo passo? Penso di sì – ribatteva Malagò – poi è giusto che queste domande si facciano alle persone che rappresentano la città. Noi siamo sempre stati sempre molto disponibili al confronto, oggi soprattutto a maggior ragione che che c’è la nuova amministrazione comunale”.
Da parte di Virginia Raggi «mi sembra che non c’è stata né un’apertura, né qualcosa di diverso dall’apertura. Sono rimasto all’unica volta che l’ho incontrata e al comunicato fatto», aggiungeva ai giornalisti il presidente del Coni che con delicatezza porgeva a Virginia, quale ulteriore omaggio, la rosa della pace: «noi non la stiamo forzando…». Come dire: abbiamo tutta la pazienza di Giobbe, ma si decida a un sì o a un no.
Quanto al referendum con il quale i romani deciderebbero se fare o meno le Olimpiadi nella Capitale, Malagò cerca di dare una sua interpretazione: «non abbiamo nulla contro il referendum sulle Olimpiadi – dice il problema è che andava fatto prima. Per un fatto tecnico il referendum non si può fare prima del primo semestre del 2017, ma con il voto a settembre 2017 equivale a dire che la candidatura non può andare avanti. Il percorso formale è stato un altro, a un certo punto qualcuno ha tirato fuori l’ipotesi del referendum ma ad oggi equivale a dire che la cosa non può andare avanti».
Alla fine il presidente del Coni è riuscito a strappare a Frongia un mini-summit improvvisato all’ombra dei pini di Ostia, accomodati alla bell’e meglio.
Mezz’ora di confronto intorno a un tavolo per parlare di tutto: dai temi sugli impianti e le periferie, fino al pomo della discordia, la candidatura di Roma 2024. Un confronto di «ordinaria amministrazione», l’ha definito con notevole il numero uno del Coni dopo essersi sciroppato tutta l’inaugurazione sotto un caldo soffocante. E Frongia? Al termine dell’incontro non ha rilasciato dichiarazioni. Restano, dunque, quelle prima dell’incontro: «la nostra posizione non cambia». Ci sarà un prossimo incontro. Ma non si sa ancora se, anche stavolta, la Raggi darà nuovamente buca a Malagò, mandandogli davanti il più feroce oppositore delle Olimpiadi 2024. Per uno come Malagò, abituato a farsi inseguire dalle femmine, non deve essere facile accettare di prendere un altro due di picche da Virginia.