A Napoli la prima stamperia dei nuovi 20 euro falsi. Sgominata la banda

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«E poi dice che in Italia c’è poca iniziativa privata»: sembra di sentirlo il Totò della “La banda degli onesti” imprecare contro le indagini della “Tributaria” su un giro di montete contraffatte che gli impediscono di stampare in tutta serenità banconote false da 10.000 utilizzando carta filigranata del Poligrafico dello Stato e cliché autentico della Zecca. «E che ci possono fare a noi? Tutt’al più si tratta di un reato a responsabilità limitata», gli dava man forte l’imbianchino Cardone (alias Giacomo Furia), addetto a smalti e colori, mentre l’altro componente del terzetto di aspiranti falsari, il tipografo Lo Turco, cui prestava il volto Peppino De Filippo, oliava la “pedalina” Bordini e Stocchetti, cioè la pressa che di lì a poco li avrebbe portati dalla miseria alla riccezza. E certamente a loro avranno pensato gli investigatori della Guardia di Finanza quando hanno scovato a Casavatore, un paesone dell’hinterland napoletano la prima stamperia  europea allestita ed organizzata per la produzione della nuova banconota da 20 euro, quella della serie “Europa“.

I 20 euro sono della nuova serie “Europa”

Ma questo non è un film, è la realtà. E se Totò, Peppino e Cardone – che neppure la fame più nera riusciva a disancorare dall’onestà – alla fine non spacciarono neppure uno dei tantissimi falsi biglietti da diecimila stampati, qui i finanzieri sono arrivati giusto in tempo per impedire che ben 7 milioni di euro di banconote (anche da 50 e da 100 euro) già belle e impacchettate invadessero il mercato fregando i cittadini e truffando o Stato. Puntuali sono scattate le manette per cinque persone, di cui tre campani. Il quintetto criminale aveva attrezzato e, naturalmente, gestiva un laboratorio clandestino e un deposito di stoccaggio, al cui interno è stato trovato il falso tesoro.

In un deposito 7 milioni di euro falsi pronti per invadere il mercato

I falsari avevano fatto le cose in grande: la stamperia clandestina poteva infatti contare sull’utilizzo di macchinari sofisticati e tecnologicamente avanzati sebbene, per non destare sospetti, era stata ricavata all’interno di un appartamento privato, occupato da due donne, per le quali è immediatamente scattata la misura degli arresti domiciliari. È stato proprio grazie ai macchinari di ultima generazione se le banconote – come hanno riferito gli investigatori – erano di fattura talmente pregevole da risultare in grado di ingannare facilmente chiunque.