Morgagni, “voce del Duce”: si uccise alla notizia dell’arresto di Mussolini

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Morì con il nome di Mussolini sulle labbra: Manlio Morgagni, sansepolcrista, amico personale del Duce nonché direttore dell’agenzia stampa Stefani, la voce del governo fascista all’estero, il 26 luglio del 1943, dopo la notizia dell’arresto di Mussolini, prese la decisione estrema e si tirò un colpo di pistola, preoccupato per l’avvenire del fascismo e anche per le condizioni di salute di Mussolini. Fu l’unico degli esponenti fascisti di rilievo a farlo. Quando morì, Morgani aveva superato i sessant’anni, essendo nato nel 1879 a Forlì. Il suo epitaffio fu scritto da Mussolini in persona, molto addolorato dalla perdita di colui che considerava un caro amico: «Qui nel sonno senza risveglio riposa Maniìlio Morgagni, giornalista, presidente della Stefani, per lunghi anni uomo di sicura integra fede; ne diede morendo testimonianza nel torbido 25 luglio 1943». Il primo bivio importante nella vita di Morgagni avvenne quando, nel 1914, aderito alla linea interventista, su chiamato dal suo conterraneo Mussolini al neonato Popolo d’Italia. Successivamente, sia lui sia Mussolini partirono per il fronte coprendosi di gloria. Nel 1918 si sposò con Luigia Pozzoli e nel 1919 fu tra i sansepolcristi che fondarono i Fasci italiani di combattimento. Poi entrò a far parte del direttivo del fascio milanese diventando consigliere comunale della città e vice podestà. Fondò insieme con Arnaldo Mussolini la Rivista illustrata del Popolo d’Italia e, nel 1928, la rivista Natura.

Morgagni fu apprezzato direttore dell’Agenzia Stefani

Nel 1924 divenne direttore dell’agenzia Stefani, che sotto la sua guida aumentò enormemente di importanza, tanto che nel 1939, su proposta del ministro per la Cultura popolare Dino Alfieri, fu nominato senatore del Regno. Come si diceva, alla notizia dell’arresto del Duce e preconizzando la fine di tutto ciò in cui aveva creduto, Morgagni si uccise lasciando questo biglietto indirizzato a Mussolini: «Mio Duce! L’esasperante dolore di italiano e di fascista mi ha vinto! Non è atto di viltà quello che compio: non ho più energia, non ho più vita. Da più di trenta anni tu, Duce, hai avuto tutta la mia fedeltà. La mia vita era tua. Ti ho servito, un tempo, come amico, ho proseguito a farlo, con passione di gregario sempre con devozione assoluta. Ti domando perdono se sparisco. Muoio col tuo nome sulle labbra e un’invocazione per la salvezza dell’Italia». È sepolto a Milano sotto un artistico monumento realizzato da Enzo Bifoli. Morgagni era stato insignito del cavalierato di Gran Croce della Corona d’Italia, Grand’Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, Grand’Ufficiale dell’ordine coloniale della Stella d’Italia, nonché decorato del I grado dell’Ordine della Corna di Jugoslavia. Dopo la sua morte, l’agenzia Stefani passò alla Repubblica Sociale Italiana e venne diretta da Ernesto Daquanno, successivamente assassinato dai partigiani a Dongo. La Stefani fu ciolta a fine aprile del 1945 per poi divenire proprietà dell’Ordine dei Giornalisti.