Monaco, profilo Fb falso e invito da McDonald’s: così Ali ha teso la trappola

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Dileggiato dai compagni di classe, vittima di bullismo, era in cura psichiatrica per depressione. E venerdì scorso non era riuscito a passare l’esame di ammissione al corso scolastico successivo. E’ stata questa, forse, la molla che ha fatto scattare l’idea della strage da McDonald’s nella testa di Ali Sonboly, il giovanissimo killer di Monaco che i suoi vicini definiscono una persona tranquilla e faticano a immaginare come lo stragista di Monaco. E, invece, deve aver studiato a lungo come portare la morte. Al punto che aveva anche attirato gli ex-compagni di scuola in una trappola, grazie a un post su Facebook, attraverso un falso profilo.
Mano a mano che passano le ore emergono ulteriori dettagli sulla vita dello studente. E si rafforza il quadro del gesto di uno squilibrato, isolato e solitario, che covava giorno dopo giorno il rancore verso una società ritenuta ostile e l’idea di una vendetta verso il mondo che lui riteneva lo emarginasse.
«E’ evidente il legame» dell’eccidio di Monaco con la strage compiuta da Anders Breivik che a Utoya fece 69 morti, 5 anni fa, assicura il capo della polizia Hubertus Andrae ricordando che proprio «ieri cadeva il quinto anniversario» della strage di Utoya. E, d’altra parte, i servizi segreti tedeschi, citati dall’agenzia tedesca Dpa, rivelano che il killer trascorreva molto del suo tempo davanti al pc utilizzando giochi di sparatorie ed ammirava l’autore della strage di Winnenden, nei pressi di Stoccarda, dove nel 2009 uno studente 17enne uccise 15 persone in una scuola.
Per Andrae sono molti gli elementi di collegamento con il massacro di Utoya: «la data, il fatto che le vittime fossero per lo più giovani, e la valenza di Breivik per chi si occupa così approfonditamente di stragi».

Quel libro-testamento in casa: perché gli studenti uccidono

In realtà c’è molto di più dietro al gesto che ha strappato la vita a nove persone. E che avrebbe potuto avere conseguenze molto più gravi in quel McDonald’s pieno di gente nell’affollatissimo centro commerciale.
Nell’abitazione dell’autore della strage, oltre a materiale sulle stragi, è stato, infatti, trovato anche un libro dal titolo “Furia nella testa: perché gli studenti uccidono“. Una sorta di testamento spirituale del killer. Che su quel testo deve essersi macerato per giorni. Ma non è tutto.
L’attentatore di Monaco, che ha usato una pistola Glock 9mm con la matricola abrasa e aveva circa 300 proiettili nello zaino, aveva messo in atto una vera e propria strategia per fare più morti possibili.

Un post su Facebook per attirare i compagni di scuola

Sonboly ha, infatti, creato il profilo Facebook di una terza persona per pubblicare un finto annuncio sul social network con il quale rivelava di voler offrire cibo gratis in un ristorante McDonald’s vicino al centro commerciale Olympia dove é avvenuta la carneficina.
Il britannico Mail online svela che l’attentatore ha pubblicato il messaggio incriminato sul profilo Facebook di una certa Selina Akim. Il tabloid spiega che si tratta di un finto profilo e pubblica il testo del presunto messaggio: «Venite oggi alle 16:00 da Meggi (McDonald’s, ndr) all’OEZ (l’acronimo del centro commerciale Olympia di Monaco, ndr). Posso comprarvi qualcosa se volete, ma niente di troppo caro». Un invito allettante che, sperava, avrebbe attirato i suoi compagni di classe in trappola. E questo rilancia l’ipotesi che dietro la strage vi sia il desiderio di vendetta in seguito a episodi di bullismo di cui Sonboly sarebbe stato vittima.

Sonboly vittima di bullismo: «contro di lui mobbing»

Ma il capo della polizia ribatte: «Non c’è nessuna prova» che l’autore della strage sia stato vittima di bullismo anche se, su questo punto, assicura Andrae, «saranno fatte verifiche nei prossimi giorni». Lo smentisce il ministro dell’Interno Thomas de Maizière a Berlino, al termine del gabinetto di crisi sulla sicurezza: «ci sono indizi che il killer di Monaco era stato vittima di bullismo». Opposta anche la versione di un anonimo suo ex-compagno di classe che si è “materializzato” in una “chat room” online con un post nel quale svela che Sonboly avrebbe agito per vendetta dopo essere stato vittima di bullismo per anni a scuola: l’anonimo sostiene che Alì prometteva “sempre” di «uccidere» i bulli che lo tormentavano.
«Conosco questo cazzo di tipo, si chiama Ali Sonboly. Era nella mia classe – svela l’anonimo – Facevamo sempre del mobbing contro di lui a scuola. E lui diceva sempre che ci avrebbe uccisi», recita il post.
Esclude, invece, Andrae, che vi sia qualche connessione con il tema dei profughi: «Non c’è assolutamente alcun legame», si dice certo il capo della polizia di Monaco.
Quel che è certo è che ha agito solo, non aveva complici, e a casa sua non è stato trovato materiale legato a Isis, ma solo documentazione su stragi del passato. Comunque le indagini continuano negli ambienti frequentati dal ragazzo.

In cura per depressione, venerdì bocciato all’esame scolastico

Altro elemento determinate emerso è che Sonboly si era sottoposto a «terapia psichiatrica», curato per depressione, ha svelato il procuratore di Monaco Thomas Steinkraus-Koch. «Abbiamo indicazioni che l’autore avesse disturbi psichici non irrilevanti», ha confermato il ministro dell’Interno della Baviera, Joachim Hermann, nella conferenza stampa con il presidente Horst Seehofer al termine della riunione straordinaria del governo bavarese a Monaco. Fonti di sicurezza citate dall’agenzia Dpa riferiscono, invece, che il killer di Monaco avrebbe avuto problemi scolastici e Focus online rivela che venerdì scorso non avrebbe superato un esame finale.

I vicini lo descrivono come un bravo ragazzo: «mai creato problemi»

Ora tutti si chiedono se non si sarebbe potuto capire prima cosa girava nella testa di Sonboly. E le risposte che si sentono dare da chi lo conosceva non sono confortanti. «Era un ragazzo davvero tranquillo, non lo ho mai visto arrabbiato», dice un vicino di casa che all’uscita del condominio viene fermato dai cronisti. L’uomo, che vuole restare anonimo, spiega che anche la famiglia non ha «mai creato problemi». Nel Dachauer Strasse, una zona piuttosto benestante di Monaco, il giovane attentatore abitava in un edificio dell’edilizia sociale con altre famiglie con background migratorio. Frequentava la scuola – così raccontano i vicini – arrotondava consegnando i giornali. Suo padre è tassista, la madre commessa. La famiglia è anche composta da un fratello. E’ grande lo sconforto per gli abitanti della zona per il fatto accaduto ieri. «Vergognatevi», dice un passante ai giornalisti che si trovano davanti all’abitazione.