Monaco, ecco il complice: ha 16 anni, è afgano e ha agito tramite facebook

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Tre giorni dopo la strage di Monaco, le indagini risalgono al nome di un sedicenne afghano, che ieri sera è stato arrestato con l’accusa di aver saputo dei progetti omicidi di Ali Sonboly e di non aver fatto nulla per fermarlo. L’adolescente, conosciuto da Ali durante i suoi ricoveri psichiatrici, avrebbe aiutato il killer a creare il falso profilo Facebook con il quale ha attirato i ragazzi al Mc Donald’s, promettendo panini scontati. È l’ultimo tassello, in ordine di tempo, di questa storia, che già ieri contava molti nuovi dettagli, si legge su “il Corriere della Sera”.

Su Facebook ha attirato i ragazzi al Mc Donald’s

Per esempio il fatto che l’aggressore avesse trascorso molti anni a covare risentimento, e uno intero a pianificare l’attacco. Ali ha passato gli ultimi mesi della sua vita a ritagliare articoli sui blitz della polizia, a raccogliere materiale su studenti autori di vecchie stragi, a documentarsi leggendo libri «a tema». Per dirla con il capo della polizia bavarese Robert Heimberger: «Aveva la mente completamente occupata dalla sua furia». Preparava la strage. Per farlo, l’anno scorso Ali è perfino andato due giorni a Winnenden, vicino a Stoccarda, scenario della carneficina del 2009: l’ex studente Tim Kretshmer — poi descritto come depresso, solitario, frustrato — sparò e uccise 15 persone nella sua ex scuola. Ali all’epoca era undicenne, nel tempo ha fatto di Kretshmer il suo idolo, si è identificato in lui, stesse frustrazioni, stesso isolamento dal gruppo. E un anno fa — dopo aver passato due mesi in un ospedale psichiatrico — è andato a Winnenden in «pellegrinaggio».

Il giovane iraniano aveva studiato la strage

Altro scenario, altro punto di riferimento: il killer di estrema destra Anders Breivik e la sua scia di morte a Utoya, in Norvegia. Era il 2001, le vittime furono 77 e si scopri poi che Breivik aveva scritto un «manifesto»: più di 1500 pagine per descrivere la sua ideologia e il suo piano d’azione. La polizia tedesca adesso rivela che anche Ali aveva in casa un suo «manifesto»: un documento realizzato da lui del quale non è stato diffuso alcun contenuto, nuovo punto in comune con l’autore della strage di Utoya. Del resto già due giorni fa era stato ritenuto «evidente» che si fosse ispirato a Breivik: l’attacco di Ali è avvenuto nel quinto anniversario di Utoya; una settimana fa Monaco aveva inaugurato un monumento a quei 77 caduti; sul profilo WhatsApp di Ali la fotografia usata sarebbe dello stragista norvegese. Molto potranno aggiungere le analisi del computer che, secondo la polizia, Ali usava spessissimo per videogiochi violenti e che, soprattutto, ha usato per comprare la Glock con la quale l’altro giorno ha sparato al centro commerciale.