Il mistero degli astronauti morti di infarto: forse è colpa delle radiazioni

Potrebbero essere morti a causa delle radiazioni spaziali molti degli astronauti delle missioni Apollo: i protagonisti delle missioni sulla Luna sono stati esposti a intense quantità di raggi cosmici come nessuno degli altri astronauti impegnati nelle missioni nell’orbita terrestre e questo, a distanza di anni, ha probabilmente condizionato la salute di cuore e vasi sanguigni. E’ quello che emerge dallo studio guidato da Michael Delp, dell’università Florida State, e pubblicato sulla rivista Scientific Reports fatta sui dati medici dei 24 astronauti che viaggiarono nello spazio lontani dallo schermo creato dalla Terra e riaccende l’attenzione sulla necessità di trovare soluzioni efficaci per tutelare la salute dei futuri viaggiatori verso Marte. Lo studio ha evidenziato che il 43% degli astronauti Apollo è morto per problemi cardiovascolari, una percentuale tra le 4 e le 5 volte più alta rispetto a quella degli astronauti che hanno viaggiato solamente in orbite basse. Lo studio ha anche esposto un topo a radiazioni dello steso tipo di quelle che avrebbero investito gli astronauti Apollo dimostrando che dopo 6 mesi, l’equivalente di 20 anni umani, il topo aveva mostrato problemi alle arterie.

Il programma Apollo fu un programma spaziale americano che portò allo sbarco dei primi uomini sulla Luna. Concepito durante la presidenza di Dwight Eisenhower e condotto dalla NASA, Apollo iniziò veramente dopo che il presidente John Kennedy dichiarò, durante una sessione congiunta al Congresso avvenuta il 25 maggio 1961, obiettivo nazionale il far “atterrare un uomo sulla Luna” entro la fine del decennio.

Questo obiettivo fu raggiunto durante la missione Apollo 11 quando, il 20 luglio 1969, gli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin sbarcarono sulla Luna, mentre Michael Collins rimase in orbita lunare. Apollo 11 fu seguita da ulteriori sei missioni, l’ultima nel dicembre 1972, che portarono un totale di dodici uomini a camminare sul nostro “satellite naturale”. Al 2016 questi sono stati gli unici uomini a mettere piede su un altro corpo celeste