Metro C, Alemanno alla Corte dei Conti: «Ho difeso gli interessi di Roma»

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«Risponderò con una documentata relazione all’atto di citazione che la Corte dei Conti mi ha inviato per la Metro C». Gianni Alemanno ha replicato con questo annuncio alla chiusura dell’inchiesta per danno erariale da parte della Corte dei Conti per il Lazio sulla terza linea della metropolitana capitolina. L”avviso”, in realtà un invito a controdedurre, riguarda Alemanno, il suo successore alla guida del Campidoglio, Ignazio Marino e 30 funzionari pubblici. «La mia azione infatti – ha spiegato l’ex-sindaco – è stata tutta rivolta a difendere gli interessi di Roma Capitale. L’accordo transattivo, preparato dagli uffici di metropolitane di Roma, e da me avallato, ha permesso di passare da 1,4 miliardi di riserve ad un’intesa per 253 milioni di euro». E 253 milioni è la quantificazione del danno contestata dai magistrati contabili per la gestione dell’appalto.

“Avviso” della magistratura contabile anche a Marino

Una ricostruzione – quella della Procura che Alemanno smonta con la forza dei fatti: «Se – spiega infatti l’ex-sindaco – le riserve avanzate dal consorzio Metro C erano ingiustificate, questo può derivare soltanto dal modo in cui è stato scritto e assegnato il bando di gara per la costruzione dell’opera durante l’amministrazione Veltroni». Ciò nonostante, il nome di Veltroni non figura tra i 32 dirigenti e politici citati dall’inchiesta della Corte dei Conti. Una circostanza che «stupisce» non poco Alemanno, a maggior ragione dopo il coinvolgimento dell’indagine contabile del presidente di Metropolitane di Roma Chicco Testa, del segretario generale Gagliani Caputo e del ragioniere generale Lopomo, «tutti in carica – ha sottolineato Alemanno – al tempo di quella amministrazione che, appunto, ha assegnato l’appalto».

Alemanno: «L’appalto è di Veltroni. Ma il suo nome non c’è»

Una decisione – questa della Corte – quanto meno singolare dal momento che – come ricorda lo stesso Alemanno – «nella lunga e complessa vicenda della Metro C la nostra amministrazione si è distinta unicamente per il tentativo di rimediare alle scelte di chi ci ha preceduto. Mentre dopo di noi con l’amministrazione Marino la situazione è tornata ad aggravarsi per altri 90 milioni, con il cosiddetto “atto attuativo”».