Ecco la mazzata di Renzi sulle bollette per compensare i soldi dati all’Ilva

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L’allarme arriva da un pulpito di tutto rispetto, quella che è l’Autorità per l’Energia. Che punta il dito contro il governo Renzi. E avvisa: il decreto Ilva rischia di provocare un aumento delle bollette elettriche di famiglie e imprese. Una mazzata che si annuncia pesante. E che graverà in maniera importante sui budget già ridotti all’osso delle famiglie italiane.
L’Autority sottolinea le criticità del prelievo di 400 milioni di euro, “prestati” a Ilva dallo Stato, dalla ex-Cassa conguaglio, oggi Csea, da restituire solo nel 2018.
Una procedura, avverte l’Autority guidata dall’ingegner Pier Paolo Bortoni, che riduce i margini di manovra da parte di Csea e che «potrebbe determinare la necessità di acquisire ulteriore gettito derivante dal prelievo tariffario a gravare sulle bollette energetiche» di famiglie e imprese.
Il decreto era stato firmato più di un anno fa, alla fine di aprile 2015, dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan e prevedeva un prestito-ponte da 400 milioni di euro destinato a investimenti per risanamento ambientale e «ricerca, sviluppo e innovazione, formazione e occupazione».
In una segnalazione inviata al Governo e al Parlamento, che sta esaminando il decreto legge dal titolo “Disposizioni urgenti per il completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali del gruppo Ilva“, l’Autorità per l’Energia segnala i rischi derivanti dall’applicazione dell’articolo 2.
Al centro del contendere c’è il prestito da 400 milioni garantito dallo Stato e destinato all’Ilva dal decreto dello scorso anno.
Con il nuovo provvedimento all’esame delle Commissioni della Camera, la restituzione della somma viene posticipata al 2018: nel frattempo, viene stabilito che la somma venga “coperta” dalle Cassa per i servizi energetici e ambientali, vale a dire la vecchia Cassa conguaglio.
Questa Cassa si occupa di riscuotere alcune componenti tariffarie dagli operatori, che vengono raccolte nei conti di gestione dedicati e successivamente erogati a favore delle imprese secondo regole emanate dall’Autorità per l’energia elettrica. Ebbene, nella segnalazione si lancia l’allarme su questa procedura, che, si avverte «determina una significativa riduzione dei margini di flessibilità di manovra da parte di Csea per le attività di competenze nei settori energia e ambiente».
Una minore flessibilità che «potrebbe, peraltro, determinare la necessità di acquisire ulteriore gettito derivante dal prelievo tariffario a gravare sulle bollette energetiche dei clienti/utenti italiani (famiglie e imprese) anche se destinate a differenti finalità, non riconducibili al settore energetico e/o idrico».
L’Autorità ha poi precisato che «i rischi di aumenti tariffari si manifesterebbero solo se il rimborso dell’importo non sarà effettuato nel termine previsto nella norma, cioè nel 2018».