Mattel lancia la Barbie in corsa per la Casa Bianca: endorsement a Hillary?

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E nella campagna elettorale americana tra Donald Trump e Hillary Clinton la spunta Barbie, neo candidata in tacchi e lustrini pronta a scendere in campo – e sul mercato globale – per la Mattel, e che i più sospettosi accusano di voler strizzare l’occhio alla candidata rosa in lizza per i democratici.

Ecco Barbie candidata a Washington: endorsement a Hillary?

Proprio così: Barbie corre per la Casa Bianca. E lo fa con una vice donna, in un ticket tutto al femminile. È questa la sfida lanciata – per ora a livello imprenditoriale – dalla Mattel che presenta sul mercato i due nuovi modelli della sua mitica icona glamour: Barbie presidente e vice presidente: «Ci sono molte donne in ruoli pubblici a tutti i livelli. Sei interessata a rendere il mondo un posto migliore?», si legge allora sulla confezione del primo ticket presidenziale femminile di Barbie. Le bambole, che saranno in vendita nelle prossime settimane nel tentativo di rilanciare l’immagine di Barbie, o meglio la sua ultima declinazione dopo la non riuscita sortita sul mercato della versione curvi e casalinga, «non rappresentano un endorsement a nessun candidato», ha affermato con veemenza Lisa McKnight, vice presidente e responsabile di Barbie. Ma i più complottasti fanno fatica a crederci…

Barbie presidente o vice, l’ultima declinazione dell’icona glamour

Dunque ci risiamo: sulla scena internazionale irrompe l’ultima versione di Barbie: l’ultimo esemplare in commercio di quella che, nei decenni, è diventata una delle bambole più vendute al mondo da quel 9 marzo 1959, quando fece la sua apparizione nei negozi il primo prototipo, fasciato in un costume zebrato e con i capelli raccolti in una coda. Una biografia, quella della “controversa” icona bionda, che ha intrecciato percorsi ludici ed evoluzione sociologica, in alcuni casi precorrendo addirittura mode e tendenze culturali, preconizzando conquiste sociali ancora di là da venire. Come quando, già nell’agosto del 2004, Barbie annunciò la sua campagna elettorale per diventare presidente degli Stati Uniti, rappresentando il Partito delle Ragazze, con un vero e proprio programma elettorale diffuso on line dalla Mattel. Un precedente che arriva a compimento oggi, dodici anni dopo, con il lancio del ticket rosa appena raccontato. E allora, ne ha fatta di strada la bambolina filiforme nata dall’intuizione geniale di Ruth Handler che, guardando sua figlia giocare con delle sagome di carta, si rese conto che spesso le piaceva dare alle protagoniste dei suoi giochi ruoli da adulti. Idea lungimirante che la Handler suggerì al marito Elliot, il co-fondatore della casa di giocattoli Mattel, poi realizzata e battezzata con il nome della figlia, Barbara appunto: costruita in Giappone, nel primo anno di “vita” imprenditoriale, furono venduti 350.000 suoi esemplari.

Evoluzioni e successi al passo coi tempi

Negli anni, poi, Barbie ha conquistato il cuore di generazioni di bambine di tutto il mondo, rivoluzionando strategie di mercato e della comunicazione, se è vero che è stata uno dei primi prodotti ad avvalersi massicciamente della pubblicità televisiva. Tanto che, ad oggi, viene stimato che oltre un miliardo di Barbie siano state commercializzate in oltre 150 nazioni, mentre la Mattel conferma che ne vengono venduti tre esemplari al secondo. E allora, astronauta quattro anni prima che Neil Armstrong mettesse piede sulla Luna. Chirurgo nel 1973, quando ancora oggi per una donna accedere alla sala operatoria è impresa ardua se non impossibile. Biologa, mamma e manager, ambasciatrice, rock star, pilota, ballerina e diva che, al passo coi tempi, è arrivata anche a tatuarsi. Ma anche eroina di battaglie ecologiste che ha dovuto optare per scelte green: per cui nel 2009 la Mattel è dovuta passare da un packaging fornito da una società all’indice di Greepeace, a ditte e volumi di imballaggi più declinabili alle politiche dell’ambiente. Insomma, una bambola dotata di senso civico che, nella sua lunga storia, ha anche registrato la produzione limitata e destinata ai reparti ospedalieri di cloni senza capelli, chiamati a rassicurare le bambine davanti alle madri sotto chemio. Una bella con anima che, pur non invecchiando, è cresciuta tanto. E che dopo essere addirittura arrivata ad indossare il burqua per mano di qualche stilista in aria di provocazione culturale, oggi punta dritta alla Casa Bianca. In bocca al lupo!