“Mamma li turchi”: la Boldrini vuole ospitare anche chi fugge da Erdogan

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Signora presidente della Camera dei deputati, ieri abbiamo appreso che, dopo avere accolto immigrati da Siria, Libia, Guinea, Eritrea e altri posti dimenticati da Dio, adesso secondo lei dovremmo ospitare i turchi oppressi da Recep Tayyip Erdogan. Parole sue: «In Europa dovremmo essere pronti all’arrivo di rifugiati turchi, perché si è rifugiati, secondo la convenzione di Ginevra, quando si fugge da un contesto in cui non si rispettano le libertà individuali, ed è quello che purtroppo sembra accadere oggi in Turchia», si legge su “Libero“.

I turchi sono tanti: quasi 78 milioni

Non so se ha dato un’occhiata ai libri di geografia, signora presidente, ma i turchi sono tanti: quasi 78 milioni. E prendendo per buono il suo ragionamento, ognuno di loro avrebbe diritto a presentarsi sul nostro uscio e ricevere accoglienza. Vero, il suo appello è rivolto a tutti i Paesi europei, quindi non finirebbero tutti da noi. E ovviamente non tutti i turchi sono intenzionati a lasciare la loro patria. È vero pure, però, che uscite sconsiderate come la sua sembrano fatte apposta per invogliare milioni di disperati a cercare un posto sul nostro suolo e pranzi offerti dal contribuente italiano: se basta un passaporto turco per ottenerli, perché perdere l’occasione? Non è solo una questione di difesa del nostro spazio e dei nostri soldi, ai quali peraltro noi piccoli borghesi teniamo parecchio, se non altro perché sudiamo ogni giorno per guadagnarceli e mettere qualcosina da parte al netto della quota da strozzino che lo Stato ci sfila.

Appelli della Boldrini incentivano l’immigrazione incontrollata

A dividere noi da lei c’è qualcosa di più importante: il Paese che vogliamo lasciare a chi verrà dopo. Lei considera il melting pot, il «minestrone» di gente di più culture e religioni, una meravigliosa opportunità sociale e antropologica. Si è spinta a dire che gli immigrati «ci oflrono uno stile di vita che presto sarà molto diffuso per tutti noi», e lo ha fatto come se stesse parlando di una cosa stupenda. Da un certo punto di vista lei ha ragione: noialtri, che il minestrone non lo digeriamo, siamo razzisti. Non perché crediamo nelle razze, ma perché riteniamo la cultura occidentale, nata sul ceppo dell’identità giudaico-cristiana, superiore a tutte le altre, magari più per demeriti altrui che per meriti propri. Perché è quella che difende meglio le libertà di tutti, che rispetta le minoranze, che ci impedisce di lapidare a morte le adultere e di gettare gli omosessuali dalle cime dei palazzi. La stessa cosa, anche se lei non lo ammetterà mai, non si può dire dell’isiam e della cultura che si è sviluppata all’ombra dei minareti, che lei giudica moralmente equiparabile alla nostra e importabile in dosi massicce nel nostro Paese, senza capire che questo comprometterebbe tutte le libertà che lei difende.