Lula si fa beffe dei giudici, dopo il rinvio a giudizio: «Mi fanno il solletico»

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«Se l’obiettivo di tutto questo è impedire di candidarmi alle elezioni del 2018, non era necessario, troveremo un altro candidato più qualificato, queste provocazioni mi fanno il solletico». Così l’ex presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha commentato la notizia del suo rinvio a giudizio con l’accusa di aver tentato di comprare il silenzio dell’ex direttore del colosso petrolifero Petrobras, Nestor Cervero, testimone chiave nello scandalo delle tangenti versate al Partito dei lavoratori, fondato da Lula. L’ex presidente, per anni icona della sinistra terzomondista, è in testa negli ultimi sondaggi per le presidenziali del 2018. I legali di Lula hanno assicurato che l’ex capo di stato proverà la sua innocenza.

Lula è indagato anche per riciclaggio e occultamento di fondi

Si tratta della prima denuncia accolta contro Lula, che è sotto indagine anche della procura di Curitiba (guidata da Sergio Moro, il pm simbolo dell’inchiesta Lava Jato) per sospetto riciclaggio di denaro e occultamento di fondi. Proprio in queste ore Lula aveva presentato ricorso al Consiglio dei Diritti umani dell’Onu contro quelli che ritiene “abusi di potere” del pool di magistrati della Mani Pulite. L’ex presidente-operaio, eletto trionfalmente presidente nel 2003 e rimasto in carica fino al 2010, ancora molto popolare, è stato rinviato a giudizio dal giudice Ricardo Leite, della decima sezione della Corte federale di Brasilia, insieme all’ex senatore Delcidio do Amaral, all’ex assessore di quest’ultimo, Diogo Ferreira, al banchiere André Esteves, all’ex avvocato di Amaral, Edson Ribeiro, all’imprenditore José Carlos Bumlai (amico personale di Lula) e a suo figlio, Mauricio Bumlai. Ed è proprio sulle dichiarazioni rese agli inquirenti dal pentito Amaral che si baserebbero i presupposti per i rinvii a giudizio: in un dialogo registrato di nascosto dal figlio di Cerverò, l’ex capogruppo al Senato del Pt avrebbe a suo tempo cercato di convincere l’ex manager di Petrobras a non collaborare con la giustizia, offrendogli anche una via per uscire dal carcere. Finito a sua volta in manette, lo scorso novembre, Amaral ha poi detto ai magistrati di aver agito per conto di Lula e di Dilma.