L’Occidente in ginocchio dal Sultano: Erdogan inizia la sua vendetta

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Sta valutando la reintroduzione della pena di morte. Intanto ha rimosso quasi tremila magistrati e ordinato l’arresto di nove giudici della Corte Suprema: tutti coinvolti nel golpe, secondo lui. È l’inizio della vendetta del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, al quale mancava solo il pretesto giusto per fare piazza pulita. Lo attendeva da aprile, quando la Suprema Corte d’appello di Ankara aveva annullato le condanne degli ufficiali dell’esercito accusati di fare parte della organizzazione Ergenekon, una specie di Gladio turca. Il tentativo di golpe più strano del mondo è stato il pretesto perfetto, si legge su “Libero“.

Erdogan cercava solo il pretesto giusto

Partiti avversari, il poco che rimane della libera stampa e le parti della società non allineate al regime sono atte si dall’ennesima repressione, che promene di essere quella definitiva. I nuovi vertici della magistratura e dell’esercito saranno plasmati a immagine e somiglianzà di Erdogan, che avrà così ulteriori strumenti per colpire i propri nemici. Strumenti che gli consentiranno anche di accelerare il processo di reislamizzazione della società turca, da lui avviato tré anni fa: di giorno il suo governo abolisce il divieto di indossare il velo islamico nelle scuole e negli uffici pubblici, che era stato introdotto da Kemal Ataturk nel 1934; di notte i suoi servizi segreti fingono di non vedere i movimenti dell’isis, e, secondo il Cremlino, trafficano con il petrolio che lo Stato islamico estrae in Siria e in Iraq.

La vittoria del despota ha fatto tirare un sospiro di sollievo alle cancellerie europee

Timidi durante le ore del golpe, quando l’esito dello scontro era incerto, i leader occidentali alla fine hanno applaudito il rapidissimo re-insediamento di Erdogan. Il governo tedesco è stato il primo in Europa a schierarsi in favore del Sultano, sia durante la notte del colpo di Stato che – in modo più convinto – a cose fatte, quando ha difeso il «governo eletto» della Turchia. Si è aggiunto Matteo Renzi, congratulatosi per il «prevalere della stabilità e delle istituzioni democratiche». Il tandem composto dal presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, e dall’alto rappresentante per la Politica estera Uè, Federica Mogherini, provvedeva anch’esso a elogiare la «stabilità» e ad assicurare il supporto di Bruxelles per «il governo eletto democraticamente». Brutto, sporco e cattivo, Erdogan è infatti il bastone su cui poggia la traballante Unione europea. La quale gli ha appaltato, ricompensandolo con sei miliardi di euro e un trattamento politico di favore, il controllo del confine con la Siria. Sono le guardie turche, anche sparando sui profughi, che impediscono ai siriani in fuga di riversarsi in massa nei Paesi europei, evento che secondo il segretario di Stato americano John Kerry – raccontava ieri il New York Times – segnerebbe la fine della Ue.