Lo straziante elenco delle vittime: tra loro una mamma abbracciata alla figlia

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Incredulità, strazio, dolore. E in ricordo delle vittime dell’incidente ferroviario di ieri in Puglia, oggi alle 12.00 il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane osserverà un minuto di silenzio in tutte le stazioni e a bordo dei treni. Un gesto minimo che si impone all’attenzione di tutti nel segno di un omaggio a chi da ieri non c’è più perché sui binari ha trovato la morte.

Le vittime dello scontro tra treni: ecco chi erano

E allora, al di là delle indagini. Del cordoglio istituzionale. Delle procedure di gestione di una tragedia che assume di ora in ora proporzioni sempre più immani, e che ha potuto contare su una solidarietà umana senza precedenti – continuano le file per donare il sangue ai feriti del disastro ferroviario – il dolore cresce ogni minuto di più, corroborato dalle storie personali, dai ritratti delle vite delle vittime dello scontro tra convogli che emergono ad ogni parola dei sopravvissuti alla strage. E allora, per esempio, sul  biglietto spillato vicino al mazzo di fiori portati poco fa da all’istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari da alcuni giovani colleghi della sua squadra di calcio ci dice qualcosa quindicenne Antonio Summo, di Ruvo di Puglia, morto ieri nella sciagura. Sul foglietto bianco si legge: «Dal presidente da tutta la società Real football». Poi, un genitore che ha accompagnato i ragazzi, ricorda Antonio come «un giovane tranquillo, sorridente, educato», e con la «passione per il calcio. Un ragazzo che amava giocare a pallone ma a cui piaceva anche molto suonare», precisa mentre i giovani amici ricordano che «l’ultima partita a pallone insieme l’hanno giocata a giugno, per il campionato».

Giovani, sportivi, lavoratori, e mamme con i figli

E purtroppo, ne figurano tante, nella conta dei morti, di giovani vite stroncate dall’impatto mortale. Tra loro, quella del ventitreenne Gabriele Zingaro, dato tra i dispersi fino a stamattina e riconosciuto poco fa dai genitori tra i 22 corpi delle vittime che si trovano nell’istituto di Medicina legale del policlinico di Bari (un’altra salma arriverà in giornata da Andria). La speranza si è infranta all’ultimo, di fronte a quel corpo inerme in mezzo agli altri, nell’obitorio di Bari. Fino a poco fa i parenti speravano non fosse tra le vittime. Anche se, spiegano, le speranze si affievolivano di ricerca in ricerca: «Non era nella lista dei feriti e ieri non l’abbiamo trovato in nessuno degli ospedali in cui lo abbiamo cercato disperatamente». Una ricerca finita all’istituto di Medicina legale dove giace quel che resta di Gabriele, che avrebbe compiuto 24 anni a ottobre: che aveva da poco trovato lavoro in una fabbrica di Modugno (Bari) e che ieri ha preso quel maledetto treno per andare al Policlinico per farsi controllare una ferita che si era procurato in un infortunio sul lavoro, senza sapere che quella sarebbe stata la sua destinazione finale.

Un elenco struggente che sembra senza fine

Un elenco struggente, quello delle vittime, che sembra senza fine e senza possibilità di consolazione: e allora, tra coloro che nelle campagne di Andria e Corato hanno trovato la morte c’è anche Patty Carnimeo, trent’anni, che lascia una figlia di due anni e mezzo. «Era originaria di Bari – racconta sua zia – ma si era trasferita ad Andria dopo il matrimonio. Era un angelo, bellissima e dolcissima». Altre amiche precisano che Patty faceva l’estetista e veniva tutti i giorni a Bari per lavoro: «Prendeva sempre quel treno, non ce lo saremmo mai aspettato. Come si fa adesso a spiegare a una bimba di due anni e mezzo che sua madre non c’è più? Come crescerà quella bambina senza una mamma?»… E ancora, il macchinista morto nell’incidente ferroviario tra Andria e Corato si chiamava Pasquale Abbasciano ed era a un anno dalla pensione. Lo riferiscono alcuni suoi amici all’esterno dell’istituto di Medicina legale. Secondo quanto riferito dai conoscenti, era di Andria e scherzava spesso sul fatto che avrebbe presto finito di lavorare.. Invece…

La mamma che protegge la figlia. Fino all’ultimo…

E poi, la scena più impossibile forse da dimenticare, quella di due figure, una mamma e una famiglia, «contro un ulivo: la mamma che con il suo corpo proteggeva la bimba piccola, entrambe in posizione fetale». «Sono le prime che ho trovato, in mezzo a teste, braccia, mezzi busti sparsi ovunque sotto gli ulivi», racconta Marianna Tarantini, volontaria del Ser di Corato, arrivata tra i primi sul posto ieri e oggi già al lavoro da ore per continuare a prestare soccorso. Ed è con gli occhi pieni di lacrime che descrive i primi momenti dopo il disastro. «Chi è mamma può capire la dolcezza infinita di questi corpi abbracciati, con la madre che ha tentato fino all’ultimo di proteggere la sua bambina». Una scena straziante, come molte, moltissime, di questi ultime due tragiche giornate…