L’Islam “italiano”? Senza i soldi di Turchia, Arabia e Qatar niente moschee

In Italia come in Francia, senza finanziamenti dall’estero — leggi: dai Paesi del Golfo — non si costruiscono moschee. O quanto meno non si avviano progetti ambiziosi. Perché le bonifiche, le ristrutturazioni, i cantieri richiedono fondi ingenti e le donazioni dei fedeli al venerdì in genere non bastano a coprire le spese. La prima grande moschea in Italia, disegnata nel 1984 e inaugurata a Roma nel ’95, fu edificata grazie all’investimento economico della famiglia reale saudita, e ancora oggi si regge sul contributo di Riad, si legge su “Corriere della Sera“.

Da Qatar, Turchia e Arabia Saudita un flusso di denaro per l’Islam italiano

Da allora, per le complicazioni burocratiche e, a monte, per la mancanza di un «concordato» con l’Isiam italiano, le moschee ufficiali sono soltanto sette, compresa quella di Segrate, alle porte di Milano, che nasce in realtà come cappella adiacente al cimitero, una cifra irrisoria a fronte di una comunità di fedeli arrivati ormai a un milione e settecentomila (fonte Ismu). Al tempo stesso, per rispondere alle richieste dei praticanti musulmani, il territorio è disseminato di «centri di cultura» facenti funzione di luogo di culto. Alcuni ampi e accoglienti, moltissimi «di risulta», negli scantinati, nei magazzini e nei garage. Se ne stimano — ma è impossibile una mappa precisa — circa 800.

Senza finanziamenti dall’estero — leggi: dai Paesi del Golfo — non si costruiscono moschee

Ufficiali o ufficiose, da dove arrivano i soldi? Protagonista assoluta dei più recenti investimenti in moschee in Italia (ma anche altrove in Europa) è la Qatar Charity. Formalmente un’organizzazione non governativa, di fatto chiara emanazione dell’emirato. Secondo alcune stime, si parlerebbe di cifre attorno ai 6 milioni di euro l’anno. Grazie al contributo dell’ente, sono state costruite le moschee di Ravenna e di Colle Val d’Elsa, nel Senese. E nel sostegno della Charity speravano anche i musulmani milanesi che avevano fatto progetti sull’area dell’ex Palasharp, prima del fallimento del bando comunale. Appena oltre confine, a Fiume, è stato lo stesso emiro a inaugurare, nel 2012, una grande struttura su tré piani da 7,4 milioni di euro. Da informazioni del Corriere, però, la Qatar Charity sta acquisendo lungo la penisola diversi immobili da destinare a «moschee di fatto», per aiutare la comunità nell’attesa della costruzione di luoghi di culto ufficiali. In molti casi non si tratta di progetti completamente finanziati dall’ong dell’emirato, ma di una quota che si somma all’investimento dei fedeli