L’allarme dell’Fbi: «Migliaia di terroristi dell’Isis pronti a colpire Europa e Usa»

I successi contro l’Isis in Iraq e in Siria portano a un aumento della possibilità di attentati terroristici nell’Europa occidentale e negli Stati Uniti. Parole pesanti, quelle pronunciate da James Comey, numero uno dell’Fbi, la polizia americana, secondo il quale «a un certo punto ci sarà una diaspora di terroristi dalla Siria come non l’abbiamo mai vista finora». Del resto – ha aggiunto Comey a margine di una conferenza sulla cybersicurezza – «non tutti i terroristi dell’Isis moriranno sul campo di battaglia».

Lo ha detto James Comey, capo dell’Fbi

L’analisi del capo dell’Fbi, certamente fondata, è tuttavia allarmante perché quasi ci consegna una situazione senza sbocchi: se l’Isis non viene contrastata militarmente, si espande causando stragi e devastazioni; se, come sta accadendo, viene affrontata e sconfitta, le sue schegge s’infiltrano in mezzo mondo causando stragi e devastazioni. Per l’Occidente è un film già visto tante altre volte. Anzi un war game in cui il mostro più brutto e soprattutto più difficile da abbattere è sempre quello che rimpiazza il precedente appena messo fuori conbattimento. Gli Usa finanziarono gli afghani contro i russi e si sono trovati i Talebani, poi hanno sostenuto l’Iraq contro l’Iran salvo fare subito dopo due guerre contro Saddam Hussein. Abbatuto il tiranno di Baghdad, è emersa Al Quaeda e ora l’Isis. Per non parlare dell’irresponsabile attacco franco-inglese a Gheddafi effettuato al solo scopo di privare l‘Italia di un partner sulla sponda afrocna del Mediterraneo. Se oggi l’Europa è assalita da migliaia di migranti è anche perché non c’è più Gheddafi.

Oltre alle basi, colpire anche gli interessi dell’Isis

È evidente che la risposta militare rischia di rappresentare una condizione necessaria ma non sufficiente a contrastare effiaccemente il terrorismo globale di marca islamista se non se ne colpiscono i finanziatori e gli interessi, a cominciare dal petrolio. Occorre, in poche parole, una strategia di contrasto che non sia il frutto di iniziative estemporanee o dettate da necessita elettorali se davvero l’Occidente, ma non solo l’Occidente, vuole evitare che lo scenario ipotizzato dal capo dell’Fbi diventi realtà.