Il Fatto a Buffon: sei un vile. La stampa copia il peggio del web contro gli azzurri

Appena smaltita la delusione per l’uscita della Nazionale italiana dagli Europei, sono cominciati in grande stile i processi da bar Sport. La stampa si adegua agli sfottò del web, soggetto liquido e anonimo che però va tanto di moda imitare, come se fosse fonte di notizia e di costume e non molto spesso sfogatoio del peggio umorale che circola nel Bel Paese. Ovviamente rimbrotti, frecciate, animazioni su twitter e facebook, editoriali di fuoco si concentrano tutti su Simone Zaza e Graziano Pellè, colpevoli di avere sbagliato il tiro dagli undici metri, ma soprattutto manchevoli nelle modalità di approccio ai rigori. Lo stile, insomma, sarebbe venuto meno (cosa che avviene del resto ogni domenica sui campi di calcio italiani). E tutti lì a improvvisarsi allenatori, critici, esperti. Era prevedibile. Era scontato.

Il Fatto contro Buffon: gli manca il coraggio

Chi va oltre è Il Fatto, diretto da quel Travaglio che aveva annunciato con la consueta arroganza il suo tifo per la Germania, capo indiscusso della Nazionale degli Indignati spernacchiata dal Foglio. Ebbene Il Fatto se la prende con Gigi Buffon, icona finora intoccabile di una Nazionale che ha difeso i colori della bandiera con discreta dignità. Per Il Fatto il nostro portierone, che non guardava i compagni tirare i rigori dando le spalle alla scena, si è comportato come “un bambino di dieci anni”. Zoff non avrebbe mai ceduto al “bambinesco rito”. Ergo Buffon non è un campione da celebrare ma uno che “comunica panico”. Certo, una tesi bizzarra. Più convincente, ci pare, la replica del comico Pinuccio su Twitter al sopracciglio alzato di quelli del quotidiano Il Fatto: “Ma allora chi li doveva tirare i rigori? Scanzi?”. E già, forse l’Italia peggiore non si è espressa nel presunto bullismo di Pellè ma nella ricerca di distinguersi dagli altri nello spargere veleno e gratuita cattiveria. E’ questa, l’Italia di Tafazzi, quella che non merita coppe e trofei. Tra l’altro, come ricordava il grande Francesco De Gregori, il tiro di un rigore è un episodio, “non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia…”. E sul web in tanti hanno condiviso la sua canzone per rendere omaggio a tutta la nazionale, anche a chi ha sbagliato. Ma il giornalismo neocinico non ci ha fatto caso, anzi – è proprio il caso del Fatto – ha utilizzato le strofe di De Gregori per dare del vile a Gigi Buffon, titolando così il pezzo contro il portiere della Nazionale: “Buffon, non aver paura di guardare un calcio di rigore: è il coraggio che conta”.