Isis, autobomba esplodono nel nord est siriano: 50 morti e centinaia i feriti (Video)

Ancora un attentato dinamitardo, stavolta compiuto a Qamishli, cittadina siriana nel nordest, al confine turco, dove nelle prime ore del mattino sono state uccise 44 persone. Ancora un autobomba pronta ad esplodere e a spargere il sangue di innocenti per le strade delle città siriane. Ancora vittime di una guerra senza fine e senza confini, che aumenta la portata del suo orrore ogni giorno che passa.

Autobomba a Qamishli: 44 morti e decine di feriti

Una guerra senza frontiere, combattuta tra la gente e contro un nemico che non indossa una divisa; che si mimetizza tra la folla di civili e che fa di loro il bersaglio qualunque da colpire: sempre e comunque. Un mostro a più teste, il plotone di terroristi jihadisti agli ordini del Califfo, brutali stragisti dell’ultim’ora, capaci di agire, indistantemente, in Siria come in Europa, in Iraq come negli Stati Uniti, mirando sui deboli, sugli indifesi, su tutti quelli che un codice d’onore non scritto dovrebbe tutelare dalla furia omicida di tagliagole e sedicenti miliziani al servizio del terrore. Un terrore propagandato de rivendicato, dal web alle tv, dall’autoproclamato Stato Islamico, patria di morte che si nutre del sangue del “nemico”, in Siria come altrove, forte di replicanti che altro non sono che schegge impazzite di un sistema bellico in grado di colpire indiscriminatamente e a macchia di leopardo, davvero ovunque.

L’Isis rivendica anche quest’ultima strage

E allora, secondo quanto riferito dalla tv di Stato siriana, è di 44 uccisi il bilancio di quest’ultimo attentato dinamitardo compiuto a Qamishli, cittadina siriana nel nordest, al confine turco. Un tragico bollettino a cui va aggiunto il numero dei feriti che – precisa un’emittente locale – sono «decine». L’Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus) afferma che l’autobomba è esplosa nei pressi di una stazione della locale polizia curda. Qamishli, infatti, fa parte della regione a maggioranza curda di Hasake, di fatto inserita nella neonata regione autonoma del Kurdistan siriano. E quando ancora si contano i morti e si soccorrono i feriti, media vicini all’Isis rivendicano l’attentato che ha ucciso, ancora e come molte altre volte prima, nel nord-est della Siria, in una cittadina a ridosso della frontiera turca che è una delle principali basi delle forze curdo-siriane impegnate nella lotta contro i miliziani dell’Isis nella zona di Raqqa e Aleppo.

Il governo siriano: chiuso l’assedio attorno Aleppo est

Intanto, il governo siriano ha annunciato ufficialmente di aver chiuso l’assedio attorno ad Aleppo est, la zona fuori dal controllo governativo dove rimangono intrappolati circa 200.000 civili, e ha invitato gli insorti ad arrendersi. L’agenzia Sana ha diffuso poco fa un comunicato dello Stato maggiore dell’esercito secondo cui i militari di Damasco hanno chiuso l’unico accesso rimasto ai «terroristi» e ai «mercenari per portare armi ad Aleppo» e «compiere crimini contro i civili». Il comunicato ribadisce quanto affermato già ieri: si invitano i miliziani anti-regime ad arrendersi in cambio del ripristino della «stabilità e sicurezza»: due concetti dimenticati ormai da troppo tempo… Di seguito, frammenti della strage ripresi in un drammatico video.