Siamo in guerra. Per questo serve Donald Trump

Quanto sta accadendo in questi mesi, in questi giorni in Europa è il fallimento totale delle politiche di integrazione attuate negli ultimi decenni. E di quella subcultura lassista e permissivista che tutto ha consentito a chi è venuto nei nostri Paesi vestito da mendicante, ma con intenti da colonizzatore. Questa è la verità, e dobbiamo avere il coraggio di affrontarla. Oggi non siamo sicuri, nessuno di noi lo è, in nessuna città e in nessun posto si trovi in questo momento. E allora, per cortesia, basta con i pippotti figli di quel “politicamente corretto” che ha finito con l’ammazzare – non solo metaforicamente, purtroppo – la società occidentale, a tutti i livelli.

Siamo in guerra. A casa nostra. E ce l’hanno portata quegli stessi individui che ci hanno fatto accogliere a braccia aperte, con spirito caritatevole, perché, ci dicevano, andavano salvati dai loro territori, poveri ed in costante conflitto. E mentre noi li salvavamo, loro hanno portato povertà e conflitti da noi. Chiariamoci: non ho mai avuto simpatie per gli estremismi e ho sempre pensato che il dialogo, il confronto ragionato, siano gli unici modi per affrontare ogni problematica. Ma bisogna ammettere che la situazione è sfuggita di mano. Dunque occorre porre rimedio, in qualche modo. E, nel farlo, bisogna tenere presente che è già troppo tardi, per questo e nessuna soluzione sarà quella ideale.

L’esempio di Putin

Serve immediatamente una risposta forte. Bisogna prendere esempio da Putin che – piacciano o meno i suoi metodi – difende in maniera efficace la Russia. Oggi chi sogna, anche solo lontanamente, di fare un torto a quel territorio sa che sarà poi sottoposto ad una reazione da cui difficilmente ne uscirà vivo. Dunque ci pensa bene. E, parallelamente, bisogna prendere le distanza da chi, come Obama e larga parte dell’Unione europea, è allegramente in altre faccende affaccendato. Tipo porre fine all’embargo con la dittatura cubana, anziché pensare alla polveriera mediorientale o, da quest’altra sponda dell’atlantico, a fare fiaccolate o scrivere messaggi di pace con le matite colorate, anziché pensare a prevenire i flussi migratori incontrollati.

Il momento delle scelte chiare

Al diavolo. Servono governanti con i controc… Io mi sentirei mille volte più sicuro con un’alleanza Trump-Putin, che costringa anche l’Europa a mostrare i muscoli. “Con Trump, però, si scatenerebbe una guerra internazionale”, diranno alcuni di voi. Ma perché, care anime candide, in guerra non ci siamo già? Non ve ne siete accorti, tra una marcia per la pace e uno status fb di solidarietà a qualche attentato? Serve rispondere duramente. E lasciatele perdere le boldrinate, le mogherinate e le corbellerie  che quotidianamente provano ancora a propinarci per rassicurarci che è tutto sotto controllo. Niente è oramai sotto controllo. Io voglio uscire e trovare esercito a presidiare le strade. E voglio sapere di operazioni di intelligence che vadano a stanare tutte le cellule di terroristi che si annidano nelle nostre città. Per questo è fondamentale che negli Usa a novembre vinca Trump. Perché questo è il momento delle scelte nette e delle idee chiare. Il lupo cattivo non è Trump, come pure alcuni vorrebbero dipingerlo. Ma la Clinton che agirebbe in continuità con la linea Obama, contribuendo ad alimentare questo disastro storico. Occorre ristabilire, o almeno provarci, un minimo di legge e ordine. Poi sì, dopo, ma molto dopo, riparleremo del resto. Della carità cristiana, dell’integrazione e di quello che volete. Ma, per favore, adesso siamo seri e difendiamoci.