Il pilota dell’aereo malese scomparso nel nulla aveva simulato il volo suicida

Un omicidio-suicidio di massa premeditato dal pilota, che avrebbe guidato il Boeing 777 sull’Oceano Indiano meridionale sino all’ esaurimento del carburante. Si apre uno spiraglio inquietante nel mistero della scomparsa del volo MH370 della Malaysia Airlines l’8 marzo 2014: il New York magazine ha ottenuto un documento confidenziale dell’indagine della polizia malese, cui ha collaborato anche l’Fbi, da cui emerge che il capitano, Ahmad Zaharie, meno di un mese prima dell’incidente, aveva effettuato con un simulatore casalingo un volo suicida con una rotta simile a quella che si ritiene abbia seguito il volo Mh370 scomparso nell’Oceano Indiano meridionale. Se l’ipotesi fosse confermata, si tratterebbe di un caso analogo al volo Germanwings 9525 tra Barcellona e Dusseldorf, fatto schiantare nel marzo 2015 sulle Alpi francesi dal co-pilota Andreas Lubitz, affetto da depressione. Secondo la rivista, la rivelazione, che la Malaysia avrebbe cassato da un lungo documento pubblico sull’indagine, è “la prova più evidente che Zaharie fuggi’ con l’aereo in un atto premeditato di suicidio-omicidio”. Il documento riferisce che dopo la scomparsa dell’aereo le autorità della Malaysia consegnarono all’Fbi gli hard disk usati dal comandante per registrare sessioni di volo su un elaborato simulatore di volo casalingo. Il Federal Bureau of investigation è stato in grado di recuperare sei serie di dati cancellati ma rimasti immagazzinati dal programma nelle settimane precedenti alla sparizione del velivolo: altitudini, velocità, direzione del volo e altri parametri chiave. Tra i vari voli simulati ne è stato trovato uno che “potrebbe essere di interesse”, con partenza da Kuala Lumpur, rotta verso nordest sullo stretto di Malacca, virata a sinistra e poi via verso sud sopra l’Oceano Indiano, volando fino ad esaurimento del carburante. Gli investigatori ritengono che il volo Mh370 abbia seguito una rotta simile, in base ai segnali trasmessi dal Boeing ai satelliti dopo aver cessato ogni comunicazione radio.

Due voli identici per un solo mistero

I due voli, quello simulato e quello presunto, non sono identici, avendo una divergenza nella direzione finale di circa 900 miglia. E la scoperta dei dati, precisa la rivista, non è conclusiva. E’ possibile, scrive il New York, che le somiglianze siano una coincidenza, che Zaharie non intendesse usare il suo simulatore di volo come una palestra per un volo da fare realmente ma che avesse deciso semplicemente di volare virtualmente in qualche posto inusuale. Le analogie però sono suggestive, anche perché il capitano era stato tra i principali sospettati sin dall’inizio, in particolare dagli investigatori americani e australiani coinvolti nell’inchiesta. Ma nei suoi confronti non era emerso alcun indizio. Anzi. Dall’indagine è venuto fuori il ritratto di un pilota abile nel gestire lo stress a casa e al lavoro, senza alcun segno apparente di apatia, ansia o irritabilità, senza significativi cambi di stile di vita, conflitti interpersonali o problemi famigliari. Anche gli amici e i famigliari lo hanno descritto come una persona affabile, generosa, disponibile. Insomma, il contrario di una persona labile o di assassino di massa. Ma i nuovi documenti suggeriscono che le autorità malesi hanno cancellato almeno un possibile punto chiave delle indagini. Cosa non sorprendente: non sarebbe la prima volta che le autorità’ nazionali preposte ad indagare su un disastro aereo si rifiutano di credere che i loro piloti possano aver fatto schiantare deliberatamente un aereo pieno di passeggeri. E’ successo con l’Egyptair 990 nel 1999, con il Silkair 185 nel 1997. Ora anche per il volo Mh370 sta affiorando una conclusione analoga, mentre negli ultimi mesi decine di presunti frammenti del relitto sono venuti a galla nell’Oceano Indiano meridionale, dove si sono svolte ricerche costate finora oltre 130 milioni di dollari. Proprio oggi il governo malese aveva annunciato la loro sospensione.