Il governo di Vienna annuncia: «La casa natale di Hitler sarà demolita»

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È ufficiale: la damnatio memoriae di Adolf Hitler ora comprende anche la demolizione della sua casa natale, una palazzina gialla di due piani ubicata al civico 15 della Salzburger Vorstadt nella cittadina austriaca di Braunau Am Inn. «E’ la migliore soluzione», ha dichiarato allo Spiegel Online il ministro dell’Interno austriaco Wolfgang Sobotka (OeVP) commentando la decisione assunta proprio in queste ore dalla coalizione di governo di espropriare senza compenso l’edificio all’attuale proprietario, una donna.

La palazzina di Hitler si trova a Braunau Am Inn

Nelle intenzioni del governo, che interpreta certamente un’opinione largamente diffusa tra gli austriaci, la demolizione della palazzina dove Hitler ha visto la luce dovrebbe fermare il continuo pellegrinaggio di neonazisti alla casa natale del Fuhrer del nazionalsocialismo. L’iter che dovrà portare all’esproprio dell’immobile sarà formalizzato nel prossimo mese di settembre. Subito dopo spetterà ad una commissione presentare le proposte sul futuro della palazzina, ormai vuota da anni, anche se le parole del ministro dell’Interno lasciano intendere che l’opzione della demolizione resti la più probabile.

Il governo vuole fermare il viavai di neonazisti

Fino al 1956 la casa natale di Hitler ha ospitato la sede della biblioteca civica fino. Dopo la sua restituzione alla ex proprietaria fu presa in affitto dalla Repubblica austriaca. In seguito ha ospitato un istituto bancario e successivamente alcune aule del locale Istituto tecnico, dal 1970 al 1976. La destinazione d’uso di quell’immobile ha rappresentato un problema per il governo di Vienna fin dalla fine della Seconda guerra mondiale. La prima proposta fu quella di trasformarlo in un luogo di commemorazione delle vittime del nazismo. Sorse però il problema circa l’opportunità di applicarvi o meno una targa commemorativa. Sul punto si discusse a lungo e alla fine il consiglio comunale diede luce verde alla targa. Che tuttavia non venne apposta per l’opposizione della proprietaria, che considerò la decisione un’intromissione nei suoi diritti di proprietà e ritenne che la targa avrebbe potuto essere oggetto di attentati. Un tribunale le diede ragione.