Germania, Francia, Usa: il luglio di sangue svela la fragilità dell’Occidente

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Ormai abbiamo timore a leggere le news sullo smartphone, a collegarci a Internet, ad accendere la tv: nuovi attentati e stragi sono tragicamente incombenti.  In questi ultimi giorni è stata colpita la Germania. Ieri sera ad Ansbach un profugo siriano si è fatto esplodere in un ristorante. Qualche ora prima, a Reutlingen , un altro rifugiato siriano aveva ucciso a colpi di machete una donna ferendo altre due persone. Sempre questa notte, ma negli Usa, 2 morti e 17 feriti in una festa per ragazzini. E tutto questo mentre era ancora vivo l’orrore per la mattazza di Nizza in Francia e per la strage di Monaco in Germania. Quello che sta per concludersi è stato un vero luglio di sangue, che ha funestato la vita dell’Occidente. Il prologo, il 2 luglio, non è però avvenuto né in Germania né in Francia, ma a Dacca, in Bangladesh. E questa volta a pagare è stata l’Italia: 9 nostri connazionali sono stati barbaramente uccisi in un ristorante. Gli attentatori hanno dichiaratamente preso di mira l’Occidente e la sua presenza economica in Asia. In questo luglio di sangue dobbiamo annoverare anche i poliziotti uccisi negli Usa, prima a Dallas e poi a Baton Rouge. E dobbiamo annoverare soprattutto il fallito colpo di Stato in Turchia. Altro sangue, altra violenza. E una brutta figura dell’Occidente. Prima in silenzio, nelle ore cuciali del fallito golpe. E ora attonito davanti alla feroce repressione di Erdogan.

L’Occidente impaurito

Diversi gli insegnamenti di questo tsunami estivo di violenza e di morte. Il più importante è che l’Occidente si rivela fragile, impreparato, indifeso. E sempre più impaurito. Ieri  a Dover 15 chilometri di fila per i controlli di sicurezza imposti dalle autorità di confine francesi. Può una società moderna vivere sotto l’incubo degli attentati? No, non può. Sempre domenica, il G20 finanziario di Chengdu ci ha avvertito che il terrorismo è una delle principali cause, insieme con l’instabilità finanziaria, della debolezza di crescita del Pil mondiale. Le cifre economiche non sono che una  misura. Ma in questo caso misurano anche la paura dell’Occidente. Poi da Dacca a Dallas, passando per gli attentati in Francia e in Germania, possiamo dire che si tratta di eventi eterogenei, non riconducibili a un’unica matrice. C’è chi come nel caso del sangue sparso in Europa, insiste sulla “follia” degli attentatori. È un profilo che non regge. Sia perché i “lupi solitari” si sono istruiti presso i siti web dell’Isis sia perché erano sempre in collegamento con qualcuno, che li ha aiutati o riforniti di armi. Sia inoltre perché la campagna dell’Isis mira proprio al relutamento dei disadattati e degli psicolabili: chi è sano di mente non si fa esplodere in mezzo a una massa di innocenti.

L’islamismo è una ideologia di sterminio

Diciamola tutta, ribadiamo quelle 3 semplici verità  che le “anime belle” d’Europa non vogliono riconoscere: 1) l’ideologia dell’islamismo radicale è una ideologia di sterminio e noi ne siamo i bersagli;  2) i pazzi sono da sempre la massa  d’urto di ogni ideologia genocida, sia che agiscano da soli sia che agiscano in gruppo; 3) l’ideologia “edificante” dell’Occidente “cosmopolita” non placa le belve, ma le aizza ulteriormente. Conclusione? Smettiamola di credere che viviamo nel migliore di mondi possibili. Siamo nel pieno di una guerra globale. E dobbiamo adattere i nostri codici culturali a questa nuova, dura realtà. Non è più il mondo dei mulini bianchi e dei pacifisti sorridenti.