Da Frassica a Chef Rubio, ecco i vip che sponsorizzano la lotta dei No Tav

C’è Nino Frassica. Lo stesso Nino Frassica che, nel 2010, in divisa da carabiniere, recitava nel film “The Tourist” generosamente sponsorizzato da Trenitalia con il prestito di tre vetture Frecciarossa. E c’è lo Chef Rubio che nell’ottobre del 2015 si concedeva ai fotografi di #Note, uno degli house organ di FS Italiane facendosi ritrarre in copertina sdraiato su un letto di peperoncini. Qualcosa deve essere certamente successo nell’amore platonico fra Nino Frassica e Trenitalia e Chef Rubio e Ferrovie italiane, se, a distanza di qualche anno il comico e il cuoco gettano alle ortiche quel loro passato per schierarsi, gratuitamente, a fianco dei No Tav contro l’Alta Velocità ferroviaria voltando le spalle alla generosità dei ferrovieri di Trenitalia. Ma Rubio e Frassica sono solo alcuni dei Vip che hanno accettato di prestare, gratuitamente, la propria immagine e la propria presenza al cosiddetto “Festival dell’Alta Felicità“, boutade linguistica che si vuole contrapporre ideologicamente all’Alta Velocità e che si materializza in una tre giorni  – dal 22 al 24 luglio – di musica, performance, campeggi, dibattiti e provocazioni nel cuore della Val Susa e delle Alpi Cozie, a ridosso di quel cantiere di Chiomonte sul quale, di tanto in tanto, si scarica la rabbia stupida e violenta dei No Tav.
Accanto a Frassica e a Chef Rubio, nella manifestazione organizzata dal movimento No Tav per farsi un po’ di pubblicità a buon mercato, ci sono nomi come, ovviamente, i 99 Posse, i Subsonica, Eugenio Finardi, il solito Elio Germano, oramai protestante in servizio permanente effettivo, il gruppo Assalti Frontali, gli Statuto. Tutti, è ben scritto a caratteri cubitali sul sito dell’organizzazione a scanso di equivoci e di richieste di compensi, sostengono l’iniziativa politica Festival Alta Felicità con un contributo di partecipazine a titolo gratuito. Famo a capisse, si direbbe a Roma. Casomai a qualcuno venisse l’idea di chiedere un gettone di presenza.
C’è da dire che l’evento non è iniziato nel migliore dei modi. Fra le varie “idee” c’era una visita all’area del cantiere della Val Clarea. «Visita al Mostro», la definivano con spirito british i No Tav. «Alcuni valligiani vi accompagneranno in una visita ad un luogo simbolo della lotta al Tav – annunciavano sul sito gli organizzatori – Visto lo spirito del Festival vi proponiamo di raggiungere il cantiere a piedi partendo da Venaus. In questo modo potrete passeggiare tra le strade di Venaus che si arrampicano lungo un fitto bosco di pini e castagni fino a Giaglione. Da Giaglione, attraverso una strada sterrata facilmente percorribile, si raggiungerà il cantiere: un mostro di cemento che ha preso il posto di un bosco di castagni centenari. Durante la visita alcuni tecnici ci aiuteranno a capire le ragioni dell’opposizione, l’inutilità e la pericolosità del progetto Tav».
Senonché la polizia ha bloccato quella che i No Tav definiscono «una semplice escursione guidata» davanti al cantiere del Tav a Chiomonte. Gli agenti sono stati fatti posizionare sul ponte che corre sul torrente Clarea, impedendo l’ingresso nella cosiddetta “zona rossa” interdetta al passaggio da un’ordinanza della Prefettura.
«Molti dei partecipanti – dicono in un comunicato strappalacrime i No Tav  – arrivano da diverse parti del Paese e avrebbero voluto vedere con i propri occhi quello che sinora hanno visto solo attraverso l’opaco filtro dei mass media». Niente da fare: la polizia è stata irremovibile. E ha rimandato indietro i partecipanti. Che ora, oltretutto, dovranno pure sorbirsi per tre giorni la comicità di Nino Frassica. Quando si dice la sfiga.