Dopo Nizza sono sempre di più le città che chiedono di armare la polizia locale

FacebookPrintCondividi

È passata appena una settimana dalla strage di Nizza ma quelle immagini di uomini, donne, bambini, travolti dal tir come fossero birilli. Quelle urla registrate nei video che hanno immortalato quelgli interminabili momenti di terrore e morte. Quella mattanza che ha inondato di sangue e di dolore uno dei viali più belli e rinomati del mondo, sono flah indelebili che non potremo dimenticare mai. E allora, polemiche sulle falle della sicurezza e sugli errori d’intelligence commessi a parte, la Francia – colpita al cuore per la terza, tragica volta dopo l’eccidio di Charlie Hebdo e il massacro del 13 novembre – prova a rialzare la testa. Un tentativo verbalizzato nelle ultime ore anche dal primo ministro d’oltralpe, Manuel Valls, cerimoniere istituzionale ospite al cantiere della Tav di St. Martin La Porte, che dopo aver comunicato l’ok definitivo del parlamento francese alla proroga di sei mesi dello stato d’emergenza decisa dopo l’attentato di Nizza, ha anche ribadito che «la Francia vive e non rinuncia mai a essere un costruttore. Non abbandoneremo la vigilanza e la nostra determinazione a lottare contro il terrorismo, dobbiamo continuare a vivere quando il fanatismo aspira solo a uccidere e a distruggere». Del resto, come ricordato dallo stesso Valls, «l’emozione è ancora grande. Ci sono feriti che ancora stanno lottando per sopravvivere»…

Dopo Nizza sempre più città armano la polizia locale

E dalle parole, ai fatti: dopo gli attentati del 13 novembre allo Stade de France, al Bataclan; dopo le vittime freddate ai tavolini di bar e risotranti parigini. Dopo la strage di Nizza, aumentano in Francia i comuni che decidono di dotare gli agenti della polizia municipale di armi da fuoco. E dunque, in villaggi e cittadine come Poissy, nella regione di Parigi, o come Le Puy en Velay, nella regione della Loira, ma anche in aree urbane più grandi come Dunkerque e Belfort, la rispotsa immediata punta sul presidio armato di ogni cm di strada, di piazza; una tendenza partita alla fine dello scorso anno, dopo gli attacchi di Parigi, anche grazie alla messa a disposizione da parte del ministero dell’Interno di uno stock di 4.000 pistole di piccolo calibro. Già prima di Nizza, il numero di agenti municipali armati era salito del 12% rispetto al 2012, sfiorando quota 8.300 su un totale nazionale di 21.238.

Tra le paure e i dubbi dei sindaci francesi

«Fino agli attentati di novembre, numerosi sindaci pensavano che la pubblica sicurezza fosse compito dello Stato. Le cose stanno cambiando», sottolinea l’Associazione dei sindaci francesi. C’è però, anche tra i primi cittadini, chi resta scettico, anche se le pressioni si fanno sempre più insistenti: «Alcuni sindaci temono che armare la loro polizia permetta agli agenti nazionali di disimpegnarsi a livello locale – come rilevato dal sindaco di centrodestra di Saint-Etienne, Gael Perdriau, uno dei principali sostenitori della misura –. Li capisco, ma davanti all’aumentare dei rischi bisogna dare ai nostri poliziotti i mezzi per proteggersi ed intervenire in caso di minaccia» – ha poi proseguito il primo cittadino – concludendo: «Restando nel quadro della loro missione municipale». Gli agenti della municipale, dal canto loro, auspicano che la tendenza si diffonda più rapidamente. In una lettera al Primo ministro del 19 luglio, chiedono che sia deciso a livello nazionale di dare loro «gli stessi mezzi di azione e le stesse armi» dei colleghi di polizia nazionale e gendarmeria. E anche questo, allora, è un sintomo della paura, che induce però a prevenire eventuali danni collaterali con una terapia drastica quanto efficace.