Donne discriminate? Per Laura Boldrini è tutta colpa del fascismo

«Non viene riconosciuto alle donne ciò che è delle donne. Se tutti noi oggi riteniamo giusto che uomini e donne abbiano gli stessi diritti, tutti noi dobbiamo adoperarci e quindi dobbiamo essere tutti femministi». Anche gli uomini? «Certo. Soprattutto gli uomini», spiega Laura Boldrini a “Il Corriere della Sera“.

Boldrini: “Gli uomini siano femministi”

Un maschio femminista è una figura di cui spesso le donne diffidano. «Io invece la penso come il premier canadese Trudeau, che dice: “Mi definisco femminista e sono orgoglioso di esserlo. Passo tanto tempo a spiegare a mia figlia che il suo genere non può e non dovrà mai determinare i limiti di dò che può raggiungere. Ma mia moglie mi ha fatto notare che dovrei trascorrere altrettanto tempo con i nostri figli maschi e spiegare loro che cos’è ü femminismo e l’importanza dell’uguaglianza». E lei cosa direbbe agli uomini italiani? «Direi loro: unitevi a noi. Fate sentire la vostra voce. Le discriminazioni delle donne, i femminicidi, non sono solo un nostro problema; sono anche un vostro problema. E ai violenti dico: arrendetevi. Rassegnatevi. Non ci ridurrete a testa bassa. Noi e le nostre figlie non vi consegneremo la nostra libertà. Il male che fate vi si ritorcerà contro».

“Il fascismo ci voleva solo mogli e madri”

Consideri i passi avanti però. La prima donna ministro… «La prima donna ministra. Si dice ministra». …È del 1976. Tutto è successo molto in fretta. «Perché abbiamo perso vent’anni a causa del fascismo, che ci voleva solo mogli e madri. Già nel 1867 il deputato Salvatore Morelli propose il voto alle donne. Fu la sua tomba politica. Lo schernirono, ogni volta che prendeva la parola in aula era accolto da risatine. Noi italiane partiamo svantaggiate; per questo abbiamo ancora tanta strada da fare. Fino a quando una donna dovrà scegliere tra maternità e lavoro, fino quando a parità di mansioni guadagnerà di meno o sarà vittima di violenza mascherata da amore, avremo ancora strada da fare».

Sono arciconvinta che la questione del linguaggio rappresenti un blocco culturale

Non crede che la questione terminologica, cui lei tiene molto, non sia fatta per creare simpatie alla sua causa? Che rischi di essere confusa con una fissazione del politicamente corretto? «Ogni persona che vuole smontare un pregiudizio, che vuole essere innovatrice, deve accettare di essere fatta oggetto di facili ironie, di essere sminuita. Lo deve mettere in conto: ogni figura che vuole precorrere i tempi e insistere su temi all’apparenza secondari ha dovuto affrontare questo. Sono arciconvinta che la questione del linguaggio rappresenti un blocco culturale».