Decide la Raggi o la Casaleggio associati? A Roma già è guerra M5S

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Una gita in campagna. Per far sbollire la rabbia, per ripensare alla sua strategia, per riflettere sulle prossime mosse. Nel mezzo della bufera a 5 Stelle, quando mancano tré giorni alla presentazione della giunta e ancora almeno tré caselle da completare, Virginia Raggi si prende ventiquattr’ore di vacanza e passa la domenica fuori Roma, in campagna, in compagnia del figlio. Oggi sarà di nuovo in città dove l’attende — stasera — una riunione decisiva con il “mini-direttorio”, i 4 portavoce romani che il Movimento le ha messo accanto ufficialmente per sostenerla nella sua attività, si legge su “la Repubblica“.

Frizioni tra la Raggi e la Taverna e la Lombardi

Una convivenza già a dir poco complicata, viste le frizioni con la deputata Roberta Lombardi e l’attivismo della senatrice Paola Taverna, le due donne forti del “gruppo di sostegno” alla sindaca. Ma diventata ora quasi insostenibile con liti continue, scontri sulle nomine da fare, prese di posizione durissime: la sindaca ha cercato di scrollarsi di dosso un controllo che vive come improprio rafforzando il suo asse con il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. Non è un caso che mentre infuriava la polemica sulle nomine fatte senza consultare nessuno (quella del fedelissimo Daniele Frongia a capo di gabinetto e di Raffaele Marra come suo vice) sia stato proprio il candidato premier in pectore del Movimento a dare una copertura politica all’operato di chi considera, a tutti gli effetti, un’alleata: «Noi non abbiamo pregiudizi verso nessuno — ha detto venerdì al festival dei due mondi di Spoleto —chi ha distrutto il Paese non fa parte dei nostri progetti, ma chi ha operato bene, anche in altre forze politiche, può e deve essere coinvolto».

Di Maio dice una cosa, Grillo un’altra. E la Raggi è nel mezzo

Peccato che mentre pronunciava quella frase, dando il via libera a una nomina su cui il minidirettorio aveva già posto un altolà (e cosa ben strana, non era neanche stato consultato), Beppe Grillo in persona chiamava Virginia Raggi costringendola al passo indietro. Avallando cosi la linea ortodossa di Lombardi e Taverna contro quella pragmatica di chi ormai si sente alla guida dei 5 stelle. Mentre Alessandro Di Battista da mesi in asse con Di Maio e grande sponsor della sindaca – si tiene stranamente defilato, lontano da una battaglia cui avrebbe preferito non assistere. «Non possiamo permetterci di avere in squadra uno così», è stata la sostanza del ragionamento di Grillo, riferito soprattutto ai passati incarichi di Marra: già collaboratore di Gianni Alemanno al ministero dell’Agricoltura e di Renata Polverini alla regione Lazio. Ma soprattutto in forza all’Unire con l’ex ad di Ama – finito nell’inchiesta Mafia Capitale – Franco Panzironi. Lo stesso Panzironi la cui segretaria Gloria Rojo è stata per qualche mese con la Raggi ai vertici di una società di recupero crediti, la Hgr, una delle cose che non erano state inserite nel curriculum. E così, l’incarico di Marra, nel giro di 48 ore è diventato «temporaneo».