Il ct Conte e quell’«L’arte della guerra» che Zaza e Pellè non hanno letto

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Ci sarà rimasto davvero male Antonio Conte per l’eliminazione dell’Italia ai calci di rigore per mano della Germania. Chissà quante e quante volte, in questo pur breve lasso di tempo che ci separa dalla sconfitta, avrà rimuginato sugli errori commessi dai suoi ragazzi, Zaza e Pellè su tutti, dal dischetto del penalty. Intendiamoci, sbagliare dagli unidici metri non rientra nel novero degli eventi eccezionali. Per dirla con Josè Mourinho, «non lo sbaglia solo chi non lo batte». Il rimpianto non deriva da questo, infatti, ma dalla considerazione della cura meticolosa con cui il nostro ct ha preparato e affrontato le sfide agli Europei di Francia. Una pianificazione manicale, quasi “napoleonica”, vanificata sul più bello –  proprio quando il dio del calcio si era infiltrato nelle schiere “nemiche” facendo sbagliare due (due!) rigori ai solitamente infallibili panzer germanici – dalla ridicola rincorsetta di Zaza e, ancor più, dall’irriverente gesto del “cucchiaio” di Pellè all’indirizzo di Neuer, il portierone tedesco primo al mondo della sua categoria. Brucia proprio per questo l’eliminazione per mano teutonica, perché nulla ma proprio nulla si può imputare a Conte. Che nella sua giusta sete di vittoria aveva persino raccomandato ai suoi ragazzi la lettura de L’arte della guerra, l’antico trattato di strategia militare attribuito al generale cinese Sun Tzu, il cui filo conduttore è proprio la dissimulazione intesa come arte per ingannare e battere il nemico. «Se sei capace – vi si legge – fingi incapacità», l’esatto contrario di Zaza e Pellè che hanno invece voluto vestire i panni del miles gloriosus, cioè dei gradassi, salvo poi coprirsi la faccia una volta sbattuti i loro palloni fuori dallo specchio della porta. Normale, quindi, che la Nike, sempre alata e perciò imprevedibile, si sia vendicata volando dalla parte di un avversario che, sebbene più forte e titolato, è sceso in campo con le armi dell’umiltà e del rispetto grazie alle quali ci ha battuto per la prima volta da un torneo. A dimostrazione che se L’arte della guerra gli italiani l’avevano letta, i tedeschi l’avevano capita. Purtroppo.