Crisi da fame. L’Istat: in calo anche la vendita dei prodotti alimentari (-1,8)

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Gira e rigira, non aveva poi torto il Silvio Berlusconi di una decina di anni fa a dire che ristoranti e negozi sono il primo termometro della salute economica di una nazione. Quanta ironia allora da parte dei cantori della crisi in serviizio permanente effettivo. E c’è da chiedersi dove siano ora che le stime diffuse dall’Istat sulle vendite al dettaglio del mese di maggio se fanno intravedere uno striminzito +0,3 per cento rispetto al precedente mese di aprile, sono decisamente scoraggianti se si considera il ben più sostanzioso (purtroppo) – 1,3 per cento di fronte allo stessio mese del 2015.   Altro che «#lavoltabuona, qui siamo al profondo rosso» ironizza in un tweet all’indirizzo del premier Matteo Renzi e del ministro Pier Carlo Padoan il capogruppo di Forza Italia alla CameraRenato Brunetta.  Ma «pessimista» si professa anche Romano Prodi, che certo di destra non è: «Stiamo entrando in una stagnazione secolare», è la sintesi del Professore.

Dalla crisi del commercio si salvano solo farmaci e orologi

Ma torniamo all’analisi dell’Istat sul commercio al dettaglio: se si eccettuano i farmaceutici (+2 per cento) e i prodotti di gioiellerie e orologerie (+0,2), il calo rispetto allo scorso anno colpisce tutti. Ma è pericolosamente significativo che quello maggiore riguardi i prodotti alimentari (-1,8 per cento), che segue in ordine di classifica le flessioni dei settori calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-3,2 per cento) e quelli relativi a giochi, sport e campeggio. In decisa contrazione si presentano abbigliamento e pellicceria (-2,4 per cento), seguite di poco  dalle dotazioni per informatica, telecomunicazioni e telefonia che registrano una flessione del 2,2. I cali delle vendite a dettaglio a maggio colpiscono tutte le tipologie di negozio, compresi gli hard discount i cui prezzzi sono addirittura superconcorrenziali. L’Istat ha osservato che nel confronto con maggio 2015 il valore delle vendite al dettaglio è diminuito sia nelle imprese della grande distribuzione (-1,7 per cento), sia in quelle operanti su piccole superfici (-1). Nei piccoli negozi ci sono diminuzioni del 3,2 per cento per i prodotti alimentari e dello 0,4 per quelli non alimentari. Nella grande distribuzione, invece il valore delle vendite segna una variazione tendenziale negativa dell’1,3 per cento per i prodotti alimentari e del 2,4 per quelli non alimentari. In particolare, per gli esercizi non specializzati a prevalenza alimentare, le vendite diminuiscono in tutte le tipologie distributive: ipermercati (-2,5 per cento), supermercati (-1,4) e discount (-0,2).

Istat: male anche l’import-export

Le cose non vanno meglio sul fronte delle esportazioni verso i mercati extraeuropei. Il lievissimo incremento dello 0,3 per cento – sono sempre dati Istat – rilevato a giugno 2016 rispetto al mese precedente è lontanissimo dal -2,8 per cento accumulato nell’anno. Invece le importazioni risultano in diminuzione sia sul mese (0,5 per cento) e ancora di più nell’anno (-13). Nel primo semestre di quest’anno entrambi i flussi commerciali presentano un calo tendenziale, più sostenuto per le importazioni (-8,8 per cento) che per le esportazioni (-3,9).