Ferlaino, uno dei primi giudici uccisi dalla criminalità organizzata

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Oggi ricordiamo il giudice Francesco Ferlaino, rigoroso servitore dello Stato che pagò con la vita la sua dedizione al dovere e la sua tenacia nel condurre una lotta senza quartiere all’anonima sequestri calabrese. Fu ucciso dall‘ndrangheta il 3 luglio del 1975 a Nicastro (Lamezia Terme). Fu uno dei primi magistrati assassinati dalla criminalità organizzata. Prima di lui, nel 1971, era stato trucidato dalla mafia il procuratore capo di Palermo, Pietro Scaglione. L’occasione del ricordo odierno è il centenario della nascita del valoroso magistrato.

Nel profilo di Ferlaino non c’era solo il lavoro di magistrato ma anche l’impegno religioso. Era un fervente cattolico e fu per anni presidente dell’Azione Cattolica della sua città. Nell’ambito della magistratura, Ferlaino era schierato con “Magistratura Indipendente”, che raccoglieva gli orientamenti moderati del “sindacato” dei giudici.

Quando fu ucciso, Ferlaino era avvocato generale della Corte d’Appello di Catanzaro, dopo essere stato presidente  della Corte di Assise a Cosenza e poi di quella di Assise d’Appello di Catanzaro. A Catanzaro diresse  importanti processi alla mafia siciliana poiché gli atti erano stati trasferiti in Calabria per legittima suspicione. Quel processo era il frutto dell’inchiesta, avviata da Scaglione, sui mandanti e gli esecutori della strage di Ciaculli del 1963.

Nella lotta all’anonima sequestri calabrese, Ferlaino potevva contare – come leggiamo su Lamezialive.it –  della «dinamiche ‘ndranghetistiche», non facili a quel tempo da capire  per via dell’«ermetismo che la stessa organizzazione criminale aveva, fatta da un linguaggio “baccaglio” molto cifrato e lontano da occhi ed orecchi di minorenni o giovani spavaldi».L’azione di Ferlaino «seria, precisa, puntuale e di studio disturbava molto la ‘ndragheta calabrese che vedeva in Ferlaino un potentissimo nemico».

«Cosi – si legge sempre su Lametialive – il 3 luglio del 1975, alle ore 13:30, dopo una giornata di duro lavoro presso il Tribunale di Catanzaro, mentre stava per entrare nel portone della sua abitazione sita sul Corso Giovanni Nicotera,  il canto della lupara lo colpisce alla schiena». Dalla traversa opposta «sbuca un’ Alfa Romeo 2000 di colore amaranto e, dal finestrino posteriore,il killer esplode due scariche di lupara alla schiena di Ferlaino. Il magistrato muore all’istante cadendo riverso sul marciapiede adiacente mentre l’auto sparisce nel nulla e senza che la sua scorta riesca a difendere questo mite servitore della Comunità schierato contro il male che la colpisce. L’Alfa sarà ritrovata il giorno dopo dalla parte opposta della Calabria, a Copanello, nota località turistica».  Dopo la sua morte, gli «investigatori si sono concentrati su Pino Scriva e Antonino Giacobbe, ma l’accusa non ha retto nei vari processi ed entrambi sono stati scagionati»  ed ancora oggi «nessuna  verità è stata scritta, nessun colpevole è stato individuato». Purtroppo non è il solo caso in questa Italia dei dei troppi delitti rimasti senza castigo.