La “car jihad” voluta dall’Isis: colpiteli ovunque, schiacciateli con un’auto…

La car jihad, la tecnica cioè di usare un autoveicolo per compiere un attacco terroristico non ha esordito solo nella giornata del 14 luglio a Nizza, ma è stata adottata più volte in passato. E, come ha ricordato il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, risponde ad una precisa ‘fatwa’ lanciata nel settembre del 2014 dal portavoce dello Stato Islamico, Abu Muhammad al Adnani, con il quale si invitava a colpire gli ‘infedeli’ con qualunque mezzo a disposizione. “Se non siete in grado di procurarvi un ordigno esplosivo o una pallottola – disse Adnani – allora scegliete un infedele americano o francese o qualunque altro loro alleato e rompetegli la testa con una pietra, o accoltellatelo, investitelo con un’auto, buttatelo giù da un’altura, strangolatelo o avvelenatelo”. L’aspirante jihadista dunque deve colpire con qualunque mezzo a disposizione: “istruzioni” già teorizzate dai terroristi di Al Qaeda e ora praticate dai miliziani dell’Isis.

Già nel maggio del 2013, peraltro, a Londra, due attentatori di origine nigeriana si scagliarono con la loro auto contro un soldato dell’esercito britannico per poi infierire sulla vittima con un’arma da taglio. Mentre il 20 ottobre 2014 in un sobborgo di Montreal un 25enne canadese convertitosi all’Islam ha volontariamente investito con la propria auto due militari canadesi, uno dei quali è rimasto ucciso mentre l’altro soltanto ferito. Anche il 20 giugno 2015 è stato raccolto l’appello alla car jihad, quando un 26enne austriaco di origine bosniaca si è scagliato a Graz con la propria auto sulla folla per poi iniziare a pugnalare i passanti. L’azione, che ha causato tre morti, era stata in un primo momento addebitata allo stato psicopatologico dell’uomo. In precedenza, nel 2008, un arabo-israeliano si era gettato su auto e passanti nel centro di Gerusalemme con una ruspa sottratta poco prima in un cantiere.