Cantonata del Pd, l’Anac smentisce: mai esposti contro la Raggi in Procura

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Ennesima cantonata del Pd. L’Anac, l’Autorità Nazionale Anticorruzione, per bocca del suo presidente, l’ex-magistrato Raffaele Cantone smentisce, categoricamente, di aver mai inviato atti in Procura contro la Raggi o di aver presentato esposti nei suoi confronti. «Nessun atto relativo al neo-sindaco di Roma Virginia Raggi e alla vicenda legata alle consulenze per l’Asl di Civitavecchia è stato inviato alla Procura del Repubblica dall’Anac», fa sapere la stessa Autorità nazionale Anticorruzione in merito ad alcune ricostruzioni di stampa, “soffiate” da esponenti del Pd romano, che parlano di un “esposto” inviato dall’Anac alla Procura di Roma per la vicenda di due incarichi di recupero crediti ricevuti dalla Asl di Civitavecchia negli anni in cui Raggi era consigliera comunale e che doveva dichiarare. E, a stretto giro di posta, anche la Procura di Roma smentisce la bufala di aver avuto esposti dall’Anac contro Virginia Raggi: «da parte dell’Anac non è stato depositato alcun atto».
E’ l’ultima figuraccia in ordine di tempo del Pd che cerca di azzoppare l’esponente del Movimento Cinque Stelle che ha conquistato il Campidoglio scippandolo a Giachetti e al Pd.
La voce fatta circolare in mattinata sosteneva che dall’Anac era partito un esposto contro Virginia Raggi firmato da Raffaele Cantone e diretto alla Procura di Roma nel quale si prefigurava un’accusa precisa: falso ideologico in atto pubblico. Un reato che prevede una pena fino a 6 anni di carcere.
Ma ora arriva la smentita ufficiale di Cantone e dell’Anac. Che sgambettano l’ennesimo tentativo del Pd. Era stato infatti un esponente del Pd, uno dei due vicepresidenti dell’Associazione nazionale Libertà e Progresso, Renato Ienaro, a firmare e a presentare in Procura il primo esposto contro Virginia Raggi sostenendo che non aveva dichiarato gli incarichi che aveva avuto per recuperare due crediti della Asl di Civitavecchia.
Il 18 giugno e nei giorni precedenti, a poche ore dal ballottaggio che poi il candidato sindaco del Pd, Roberto Giachetti, ha perso, malamente, contro Virginia Raggi, era stata fatta circolare la voce per cui la Procura aveva aperto un fascicolo di indagine a carico della Raggi. E subito era partita una ben orchestrata guerra di dichiarazioni contro l’esponente Cinque Stelle da parte di uomini e donne del Pd. Fino a quando si è scoperto, appunto, che uno dei due vicepresidenti dell’Associazione nazionale Libertà e Progresso, Renato Ienaro, non era un cittadino qualunque ma era il coordinatore della Commissione “Promozione e associazionismo” del Partito democratico del Lazio. Contro la Raggi era intervenuto anche lo stesso Giachetti con un post veramente pesante: «Raggi dovresti chiarire. Questi sono reati, è il codice penale. Come minimo, sei bugiarda. Come la spieghi stavolta?». Aveva rincarato la dose l’ex-assessore di Ignazio Marino, il magistrato Alfonso Sabella: «Un avviso di garanzia a Virginia Raggi sarebbe un atto dovuto». Una dichiarazione talmente avventata per un magistrato, sia pure politicamente schierato com’è Sabella, che il Csm si era visto costretto ad aprire un fascicolo sul pm tuttora pendente in Prima Commissione.
Di fronte a tutto questo can can la Procura era stata costretta a scendere in campo e a smentire che fosse mai stato aperto un fascicolo nei confronti di Virginia Raggi in seguito all’esposto dell’Associazione nazionale Libertà e Progresso e del suo vicepresidente dem Renato Ienaro. Oggi il secondo tentativo del Pd di mettere in giro la voce che, stavolta, era stata l’Anac a spedire in Procura un esposto contro la Raggi. Anche qui, seconda smentita. Con buona pace degli esponeti del Pd che, evidentemente, non riescono ad arrendersi all’idea di aver perso in maniera così umiliante il Campidoglio.