Cannabis, no pasaran. Fratelli d’Italia: messaggio devastante per i giovani

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La legalizzazione dell’uso della cannabis è un messaggio devastante per i nostri giovani e per le loro famiglie. «È davvero sconfortante constatare la superficialità di Della Vedova e compagni nel rimuovere questo dato generazionale. Non esiste la droga leggera e la droga pesante. Esiste la droga», ha commentato Fabio Rampelli nel corso della discussione in aula sulla legalizzazione, la coltivazione e la vendita della cannabis. «Non si può pensare di legalizzarla per sconfiggere il business della criminalità organizzata: la criminalità organizzata è molto duttile alle esigenze del mercato ed è in grado di spostare il proprio campo di applicazione in altri prodotti, anche in altre sostanze, e in breve tempo. Ci auguriamo– ha concluso il capogruppo di Fratelli d’Italia a Montecitorio –  che il ritorno in commissione della proposta di legge rappresenti un modo elegante per bocciarla. Noi faremo di tutto per impedire il via libera della Camera».

Cannabis, un no trasversale

«La cannabis è droga e fa male. Siamo pieni di studi scientifici che dopo anni di consumo di massa ne sanciscono la pericolosità per la salute. Il mio compito è tutelare la salute degli italiani», così il ministro Beatrice Lorenzin in un’intervista a Repubblica. «Sono contraria ai messaggi banalizzanti specie verso i giovani e questa norma dà un segnale normalizzante riguardo alle droghe». Intervistata anche da Avvenire, il ministro della Salute dice che «questa proposta, che io considero contro la salute degli italiani, alla fine non avrà i numeri in Parlamento». Lorenzin ricorda poi di essere stato il primo ministro nella storia della Repubblica ad autorizzare coltivazione e vendita di questa sostanza per fini terapeutici. «Presi questa decisione in scienza e coscienza, perché questa droga come altre, oppiacei o derivati dalla cocaina, si può usare in medicina per determinate patologie. A nessuno verrebbe in mente di dire che poiché la morfina è prescritta contro il dolore la si può prendere a casa nel weekend». A chi, come Roberto Saviano, ritiene che la legge indebolirebbe le mafie, Lorenzin risponde che «a suo tempo Paolo Borsellino disse l’esatto contrario, come fa oggi fa il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri».

Anche i magistrati si mobilitano

Dello stesso parere il procuratore aggiunto di Bologna Valter Giovannini: «Sulla base della mia esperienza professionale aggiungerei due considerazioni. La prima riguarda il possibile passaggio dall’uso di droghe cosiddette leggere a quelle più pesanti, come l’eroina, il cui consumo è in aumento anche nella nostra città, e la cocaina, il cui prezzo è sempre più accessibile. Tale rischio, in passato altissimo, oggi è forse un po’ diminuito, ma va tenuto assolutamente presente». La seconda riflessione di Giovannini attiene al tipo di cannabis che lo Stato potrebbe legalizzare. Dando per scontato che sul piano scientifico è certo che il principio attivo della sostanza sia dannoso per chi la assume abitualmente, fatalmente la marijuana“pubblica” non potrà che contenere un principio attivo basso. «Sappiamo però – spiega il magistrato – che oggi circola cannabis con un Thc altissimo, fino ad oltre il 40%. E quindi, fatalmente, dopo un primo periodo, i consumatori abituali riprenderebbero a rifornirsi sul mercato illegale, dove si continuerebbe a trovare del “fumo buono”». Solo il pm di Napoli  Henry John Woodcock si dice favorevole alla cannabis. «La legalizzazione delle droghe leggere inciderebbe in modo straordinariamente positivo sul fenomeno della criminalità giovanile», dice intervistato da Repubblica.