La campagna francese in Italia conquista le nostre aziende in saldo

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Da Parmalat a Generali fino a Telecom, prosegue l’assalto dei francesi che conquistano ruoli di vertice e scalano le nostre società giudicandole deboli. E l’ennesimo manager francese a sbarcare alla guida di un colosso made in Italy: Jean-Pierre Mustier, diventato amministratore delegato di UniCredit. Pochi mesi fa, in marzo, un’altra vecchia conoscenza del management transalpino, Philippe Donnei (come Mustier, puro prodotto delle grandes écoles di origini napoleoniche, tutti fatti con lo stampino: seri, sobri, all’apparenza efficienti) era balzato in cima a Generali, ricorda “la Stampa“.

“Manager mediocri e aziende in saldo”. Così Parigi vive la campagna d’Italia

Anche se in quel caso, a differenza di Mustier, c’era dietro la spinta di un investitore francese pure lui, il solito Vincent Bollore, il più italiano dei miliardari d’Oltralpe, secondo azionista di Mediobanca (che controlla il Leone di Trieste) e il primo socio, attraverso Vivendi, di Telecom Italia corn Italia. Proprio lui, lo sfuggente Vincent, che non si sa mai se i soldi ce li metta per fare un investimento industriale o se per vendere poi al miglior offerente, a caccia di plusvalenze e basta, a fine aprile all’assemblea degli azionisti di Vivendi, presentando la sua nuova alleanza con Mediaset, aveva detto che «l’Italia è diventata migliore della Francia: non ci sono neanche più gli scioperi». In realtà, non si capiva se volesse dire che l’Italia fosse davvero migliorata o se la Francia fosse scesa proprio in basso. A introdurlo nel salottino buono del capitalismo patrio, Mediobanca, già negli anni Novanta fu Antoine Bernheim, banchiere d’affari di Lazard, che era una volpe, già uno degli amministratori di Generali agli inizi degli anni Settanta. Deceduto nel 2012 (ormai in rotta con Bollore), Bernheim è stato il pioniere di tutti questi condottieri francesi. Poco prima di morire, gli chiesero cosa pensasse del management italiano. E, pur elogiando Della Valle, Marchionne e lo stesso Berlusconi, disse che era malato di «mediocrazia». Non la meritocrazia. Ma la mediocrità. Solo mediocrità.

Manager francesi alla guida di tante aziende italiane

Perché tanti francesi a fare affari in Italia? I manager come Mustier sono ricercati per le loro competenze. Soprattutto nel campo finanziario, bancario e assicurativo le loro capacità sono indubbie. Poi, quando c’è da risanare e tagliare teste (e Unicredit ne ha terribilmente bisogno), il manager francese riserva sempre grandi soddisfazioni. Quanto ai gruppi che fanno shopping, l’Italia offre spesso pezzi pregiati a prezzi stracciati. Ne sanno qualcosa i colossi del lusso Lvmh di Bernard Arnault e Kering dei Pinault (oggi è il figlio del mitico Francois ad avere le redini in mano, François-Henri Pinault). Tra gli altri, il primo si è preso Fendi e Bulgari e il secondo Gucci. Hanno rilanciato questi marchi e ci hanno guadagnato. Lo stesso è successo con Bnl, strappata nel 2006 agli spagnoli del Bilbao da Bnp Paribas. O con Cariparma e Friuladria, nell’orbita di Credit Agricole.