Bossetti in Aula per la sentenza: «Sarò un ignorantone, ma non un assassino»

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Polo azzurra e jeans chiari: quasi una divisa d’ordinanza, quella indossata da Massimo Bossetti, oggi in aula per la quarantacinquesima ed ultima udienza del processo a suo carico, per il quale sarà emessa la sentenza sull’omicidio di Yara Gambirasio. Lo stesso abbigliamento che indossava quando, ormai due anni fa – erano le 17 di lunedì 16 giugno 2014 – a Seriate un paio di auto con agenti delle froze dell’ordine in borghese entravano in Via Volta e si dirigevano direttamente verso l’impalcatura dove il muratore di Mapello veniva identificato e fermato con la tremenda accusa di essere lui il sospettato numero uno del brutale assassinio della giovanissima ginnasta. Accusa che l’imputato continua a respingere al mittente ancora oggi continuando a dichiararsi – in questo scorcio di epilogo di un percorso processuale dibattuto e controverso – assolutamente innocente.

Bossetti, in Aula per l’ultima udienza

E come già per un altro detenuto “illustre” salito agli orrori della cronaca per l’omicidio di Meredith Kercher, Rudy Guede, unico condannato per quel caso, anche Bossetti continua a proclamarsi estraneo ai fatti a lui addebitati. E come l’ivoriano che sta scontando la sua condanna in un carcere di Vitierbo, anche Bossetti ad ogni pubblica “uscita” continua a riscuotere l’attenzione di media e paparazzi: e allora, sono numerosi anche oggi i curiosi davanti al tribunale di Bergamo in attesa della quarantacinquesima, ed ultima, udienza del processo a carico di Massimo Bossetti. Altrettanti i cameraman e i giornalisti, alcuni anche esteri, in trepidante attesa dell’arrivo di tutti gli altri “protagonisti” di questa drammatica vicenda. E allora, il muratore bergamasco, in carcere da oltre due anni, non ha disatteso le aspettative dei cronisti, rilasciando da dietro il banco degli imputati, prima che i giudici entrassero in camera di consiglio, dichiarazioni spontanee mirate a  ribadire la sua innocenza.

Massimo Bossetti: «Sarò un ignorantone, ma non assassino»

Dichiarazioni spontanee rese a ridosso della sentenza per l’omicidio di Yara Gambirasio, che ribadiscono quanto da lui sostenuto attraverso i suoi legali difensori, o ogni volta che l’imputato stesso ha avuto l’occasione di parlare in Aula. «Sarò uno stupido, sarò un cretino, sarò un ignorantone, ma non sono un assassino: questo deve essere chiaro a tutti. Quello che mi viene attribuito – ha proseguito – è vergognoso, molto vergognoso». «Non vedevo il momento di poter parlare – ha detto Bossetti rivolto ai giudici della Corte d’Assise di Bergamo – non vedevo l’ora di potervi guardare negli occhi per spiegarvi che persona sono, che non è quella che è stata descritta da tanti in quest’aula». Poi, affiancato dai suoi avvocati, e al cospetto di sua moglie, Marita Comi, e della sorella gemella, Laura Letizia, presenti tra il pubblico, con voce rotta dall’emozione e leggendo un testo («per non perdermi») ha ribadito: «Non sono un assassino». Non solo: nel corso delle sue dichiarazioni spontanee nell’ultima udienza del processo Bossetti, oltre a ripetere più volte di essere «una persona di cuore» che viveva soltanto «per mia moglie e per i miei figli», ha voluto anche raccontare «un episodio» per descriversi, confidando ai togati e all’Aula tutta, di aver «adottato a distanza» un bimbo di una famiglia in Messico.

Bossetti, l’ultima supplica: «Ripetete l’esame del Dna»

Quindi, l’ultima accorata richiesta dell’imputato rivolta ai giudici: «Ancora oggi vi supplico, vi imploro, datemi la possibilità di fare questa verifica, ripetete l’esame sul Dna, perché quel Dna trovato non è il mio. Se fossi l’assassino sarei un pazzo a dirvi di rifarlo». Poi, alla speranza, segue immediatamente la paura. La paura di una condanna che il detenuto in attesa di giudizio vede molto probabile: «È impossibile, molto difficile assolvere Massimo Bossetti – ha detto il muratore di Mapello parlando di sé in terza persona – ma se mi condannerete sarà il più grave errore del secolo». E per conferire ulteriore vigore alle sue parole, aggiunge anche: «Sarei felice di incontrare i genitori della piccola Yara, di guadarli negli occhi perché conoscendomi saprebbero che l’assassino è ancora in libertà, poiché anche loro sono vittime di chi non ha saputo trovare il colpevole». Poi, dopo aver ringraziato i giudici «per l’attenzione e la pazienza», si è seduto pronto ad una lunga attesa. La sentenza a carico di Massimo Bossetti, infatti – per il quale è stato chiesto l’ergastolo per l’omicidio Yara Gambirasio – ha detto il presidente della corte, Antonella Bertoia, prima di entrare in camera di consiglio con i giudici popolari sarà emessa non prima delle 20 di questa sera.