“Barack Obama ha peggiorato le condizioni di vita degli afroamericani”

Mentre l’America si prepara ad eleggere un nuovo presidente, quello m carica negli ultimi otto anni si prepara ad uscire di scena. Che ruolo ha avuto nei cambiamenti che il paese ha registrato durante la sua tenuta? “La Stampa” ha chiesto al politologo Ed Luttwak di dare una pagella ad Obama, punto per punto, sulle materie che fanno parte dei suoi doveri istituzionali.

«Con Barack neri danneggiati: ha favorito l’alta borghesia»

Cominciamo dai diritti civili delle minoranze. Obama pronunciò a Filadelfìa nel 2008 con un discorso storico sul superamento del razzismo, e ora lascia tra gli omicidi di Baton Rouge e Minneapolis e la strage di Dallas. «Insufficienza piena su questo campo. Obama si è presentato come un paladino dei poveri e delle classi oppresse, che comprendono una gran parte della popolazione di colore, ma in realtà ha servito gli interessi dell’alta borghesia americana. La sua politica ambientalista ha sottratto posti di lavoro nelle miniere, nelle centrali a carbone e nell’industria del petrolio, e ha beneficiato il piacere edonistico dei ricchi di respirare aria pulita. L’automobile, bene fondamentale per chi cerca lavoro in America, ha raggiunto prezzi proibitivi pervia delle richieste irresponsabili e spesso ingiustificate dei legislatori verdi».

«Obama ha parlato molto bene nei suoi discorsi, ma ha razzolato male».

«Quando ha aperto la porta all’immigrazione clandestina, di nuovo ha punito i meno abbienti e i neri, ai quali ha sottratto offerta di lavoro come giardinieri e addetti all’agricoltura. In termini assoluti, durante la sua presidenza le persone di colore hanno perso soldi e potere di acquisto». La sua riforma sanitaria ha pe rò aperto le porte a milioni di persone non assistite. «I più poveri erano già coperti dalla previdenza sociale. Ad avvantaggiarsi della riforma è stata piuttosto la classe media che ha visto un enorme abbattimento dei costi a spese dei contribuenti. Sono stati gli impiegati con i salari più bassi a raccogliere i maggiori benefici della nuova legge».

Disastroso Obama in politica estera

«L’intuizione di uscire dall’Afghanistan era felice, ma è stata eseguita con troppi tentennamenti e ora il fronte afghano sta risucchiando le risorse del Pentagono. In realtà non ci sono bombe, sussidi o piani di rilancio che possano funzionare, quando il fervore religioso è l’unico vero interesse di un popolo. Bene il rifiuto di intervenire in assenza di alleati seri in Siria, dove saremmo andati per aiutare i sunniti e avremmo trovato almeno un paio di gruppi sunniti pronti a massacrarci. Male invece in Cina, dove non siamo nemmeno riusciti ad alzare la voce per difendere i nostri interessi, e peggio ancora con Putin e Nethaniahu, per i quali Obama ha avuto una forte avversione personale, e ha voltato le spalle come un bambino indignato».