Banche italiane in grande crisi. E ritorna l’incubo della troika…

FacebookPrintCondividi

Per il «Financial Times», Renzi vuole sfidare le regole europee e immettere denaro pubblico per salvare le banche. Occorrono 40 miliardi e la strada potrebbe essere quella di ricapitalizzare. O di ricorrere al fondo Esm con i suoi ispettori.

Alle banche italiane servono 40 miliardi. La cifra continua a circolare e in Borsa i titoli del credito continuano a crollare. Come si arriva a questo numero? Secondo il mercato, la valutazione degli oltre 80 miliardi di sofferenze nette che infestano i bilanci non è corretta. Gli investitori credono che debbano valere circa la metà, ovvero 40 miliardi. Dunque, in futuro le banche italiane potrebbero essere costrette a ricapitalizzarsi per una cifra identica, pari alla differenza tra la valutazione dei crediti deteriorati «a libro» e quanto i possibili acquirenti sono disposti a pagare, si legge su “Il Giornale“.

Macigno sulle banche: servono 40 miliardi. I titoli crollano in Borsa

Ad alimentare la tensione è la lettera inviata il giorno prima del referendum sulla Brexit dalla BCE al Monte dei Paschi. A Siena viene chiesto di smaltire 10 miliardi di sofferenze nel prossimo triennio e di presentare un piano di intervento entro l’8 luglio. «La missiva non è né un diktat, né un ultimatum ne una ritorsione contro Renzi che fa la voce grossa con Bruxelles», commenta una fonte riferendosi all’articolo apparso ieri sul Financial Times in base al quale il premier sarebbe pronto a sfidare la Commissione Ue per ricapitalizzare gli istituti di credito nazionali.

Fari della vigilanza Ue sul nostro sistema di credito

Di certo, però, mentre il confronto con Bruxelles resta aperto i riflettori della vigilanza unica europea sono ben accesi sulle nostre banche. E il problema è che la copertura attuale dei Npl (non performing loans, i crediti deteriorati) del Monte è al 63% e per arrivare all’80% mancherebbero 3,5 miliardi. La spia accesa sul Monte potrebbe accendersi anche per altri istituti. Senza dimenticare che il totale delle sofferenze nette ammonta a 87 miliardi e il totale delle capitalizzazioni di tutti gli istituti italiani non arriva a 60. Il governo ha le mani legate, se interviene (ma poi con quali quattrini?) la Ue alza il cartellino giallo degli aiuti di Stato. A occuparsene per ora può essere un solo soggetto: il fondo Atlante che è intervenuto in extremis per salvare le popolari venete ma che già dalla sua costituzione, prevedeva che il 30% delle risorse in dotazione potesse essere destinato alla gestione degli npl.