Ballarò chiude, Giannini in diretta contro Renzi: “Abbiamo dato fastidio”

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Siamo ai titoli di coda: «Ballarò va in pensione, anche noi alla fine siamo stati rottamati». Così Massimo Giannini ha salutato, con una non troppo sottile vena polemica, gli spettatori nell’ultima puntata del talk show politico di Raitre che chiude non essendo stato riconfermato nella prossima stagione. «Sono stati due anni faticosi ma veramente entusiasmanti. Abbiamo fatto scelte giuste e scelte sbagliate, com’è normale, ma come avevo promesso siamo sempre stati dalla parte del pubblico che ci guarda e non del palazzo che ci critica e ci ha criticato tanto», ha sottolineato. Poi i riferimenti indiretti al Palazzo, al fatto di essere stati “rottamati” (chiaro riferimento alla politica renziana). Giannini, che arriva dalla vicedirezione di Repubblica e che non è arrivato alla conduzione per concorso ma con la stessa logica partitocratica che lo aveva piazzato lì due anni fa, lascia e annuncia che andrà probabilmente a condurre qualche altro programma in qualche altra rete. Per la prossima stagione lo spazio su Raitre sarà occupato da Gianluca Semprini, proveniente da Sky. Anche lui paracadutato dall’esterno nonostante il gran numero di professionisti assunti a viale Mazzini. Griderà anche lui all’epurazione quando lascerà la Rai?

 

Il discorso di chiusura di Giannini VIDEO

«Ballarò, dopo tanti anni di onorata carriera, va in pensione’- inizia così il discorso di chiusura di Massimo Giannini per l’ultima puntata del programma di approfondimento politico di Rai 3. Il giornalista ha esplicitamente criticato le scelte attuate dalla nuova dirigenza Rai: «Anche noi, alla fine, siamo stati rottamati». Ripercorrendo i 24 mesi alla conduzione di Ballarò, Giannini ha parlato di momenti positivi e negativi: «Sono stati due anni faticosi ma veramente entusiasmanti. Abbiamo fatto tante cose belle e tante cose brutte, abbiamo fatto scelte giuste e scelte sbagliate, ma come avevo promesso due anni fa siamo stati di parte, nel senso che siamo stati sempre dalla parte del pubblico che ci guarda e non del palazzo che ci critica».