Auguri a Tom Hanks. Il volto ingenuo dell’America oggi compie 60 anni (VIDEO)

Tom Hanks compie 60 anni e per lui, nel giorno del suo compleanno, il bilancio è più che positivo: è straordinario. Profilo divistico volutamente basso, professionalità costruita nel tempo e credibilità istrionica cresciuta di successo in successo, un matrimonio con l’attrice Rita Wilson che resiste alle insidie del tempo da oltre trent’anni, l’incredibile protagonista di alcune delle pellicole più amate e apprezzate degli ultimi anni – quelle che di più e meglio hanno raccontato il cammino della società americana verso il cambiamento svelando cosa c’è dietro le quinte del sogno americano – Tom Hanks si appresta a spegnere le sue sessanta candeline con un obiettivo sempre in mente: continuare a sentirsi vivo, nella vita come sul set. Non a caso, in una recente intervista riportata dal sito Movieplayer.it, l’attore di Forrest Gump ha dichiarato: «Quando le persone chiedono alle grandi star del football o del cricket cosa gli mancherà di più quando arriverà il tempo di ritirarsi, loro ti diranno che si tratta del momento in cui gli arriva la palla. In quel momento c’è quella meravigliosa ansia, quella sensazione tipo Ti prego, non farmi rovinare tutto. Se io non avessi la possibilità di fare quello che faccio, questo è ciò che mi mancherebbe più di ogni altra cosa. Quel terrore è ciò che mi fa sentire vivo. È una sensazione meravigliosa, come nient’altro al mondo».

Tom Hanks compie 60 anni

Faccia pulita, incarnazione dell’americano medio – non per niente a Hollywood già agli esordi lo hanno ribattezzato il “moderno James Stewart” – l’antidivo è salito agli onori del successo cinematografico grazie alla commedia americana – al cui interno Hanks ha saputo spaziare dalle declinazioni romantiche all’inflessione paradossale con una disinvoltura senza pari – di cui ha siglato alcuni degli intramontabili successi di sempre. Un’affermazione, quella hollywoodiana, che Hanks ha conquistato strappando sorrisi a più non posso, con garbo e disinvoltura, e che poi ha portato ai massimi livelli – fino alla conquista di ben due Oscar consecutivi – cimentandosi – con sopresa di molti all’inizio – nel genere drammatico. Un istrionismo calibrato e sempre pronto a coniugarsi all’ultima sfida, quello dell’attore americano, che gli ha permesso di giocare con ruoli e storie tra i più diuversi, come pochi altri a Hollywood hanno saputo e potuto fare. E allora, è stato l’indimenticabile naufrago di Cast Away, il coraggioso astronauta di Apollo 13; l’integerrimo capitano di Salvate il soldato Ryan e l’apolide prigioniero della burocrazia in The Terminal. E, soprattutto, è stato lo straziante protagonista di Philadelphia di Jonathan Demme, apologo drammatico che, affrontando l’incubo dell’aids, prova a sviscerare sintomi e malessere di un conformismo a stelle e strisce rigidamente politically correct. E ancora, lo struggente Forrest Gump di Robert Zemeckis, anima ingenua dell’America che prova a guardare in faccia i suoi scheletri nell’armadio e a fare i conti con la sua storia e la sua coscienza civile. E saranno proprio questi ultimi due titoli a far incassare a Tom Hanks i due Oscar vinti nel 1994 e nel ’95.

 Tom Hanks, dalla vita al set tra commedie e drammi

Nato a Concord (California) da Amos Mefford Hanks e da Janet Marylyn Frager, un’infermiera di origini portoghesi, Tom Hanks debutta nel 1984, con “Splash – Una sirena a Manhattan” di Ron Howard, un incontro, quello con il regista ex attore di Happy Days, che segnarà una vera svoltas per Hanks e che siglerà un connubio artistico tra i due rinverdito nelgi ultimi anni dai successi dei titoli mutati dai rommanzi di Dan Brown, fino a quello di imminente uscita: l’Inferno. Ma restando agli anni Ottantam invece, non possiamo non menzionare alcune commedie (Casa, dolce casa?, Dirsi addio, La retata, Big, L’erba del vicino, Turner e il casinaro) entrate di diritto nell’immaginario collettivo di stampo internazionale e che hanno preparato il terreno cper quello che sarebbe stato il primo di una linga serie di titoliu “sdrammatici” affrionatti da Tom Hanks: Il falò delle vanità, diretto da Brian De Palma e datato 1990. È con questo film – che non raccolse grandi plausi nè sul fronte popolare, né su quello della critica – che Tom Hanks sdogana definitivamente volto e mimica in prestito a pellicole decisamente meno scanzonate di quelle con cui si è presentato a Hollywood: e allora, negli anni 90 e fino al Duemila, nel suo curriculum di attore si alternanano film del calibro de Il miglio verde, sul tema della pena di morte, tratto dall omonimo romanzo di Stephen King, e commedie come quella diretta dall’amico Steven Spielberg, Prova a prendermi, accanto a Leo Di Caprio. Poi, senza mai fallire un colpo, con alle spalle i successi de Il ponte delle spie – pellicola diretta da Spielberg e ambientata nel 1960, in piena Guerra Fredda tra Usa e Urss – a cui è seguito Sully, diretto da Clint Eastwood e incentrato sulla figura del Capitano Chesley Sullenberg che nel gennaio del 2009 fu costretto ad effettuare un eroico ammaraggio sul fiume Hudson, con il quale salvò la vita a 150 passeggeri e 5 membri dell’equipaggio – e dopo le affermazioni di pubblico e di critica condivise con Ron Howard e Dan Brown del Codice Da Vinci e del successivo Angeli e Demoni, Tom Hanks torna a vestire i panni del simbolista Robert Langdon per L’inferno, prossimamente anche nelle nostre sale. E allora ecco, di seguito, una carrellata sulle sue indimenticabili performance dagli anni Ottanta al 2015.