Afghanistan, la missione Nato prosegue. Italia tra le nazioni guida

«Abbiamo deciso di proseguire la missione in Afghanistan oltre il 2016», ringrazio il presidente Usa Barack Obama «per il suo impegno decisivo sulle truppe» e elogio «le nazioni guida che contribuiscono a questa missione – Turchia, Italia e Germania – per il loro forte impegno». Lo ha detto il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg.

A Varsavia la Nato mostra i muscoli e mette in campo 4 battaglioni «robusti e multinazionali» sul fronte orientale in grado di dimostrare la forza dell’Alleanza. Perché sia chiaro che “un attacco ad uno di questi paesi sarà considerato un attacco contro tutta la Nato”. Un messaggio diretto a Mosca – che dal Cremlino parla di “assurda retorica” – con la quale l’alleanza non intende però chiudere il dialogo: ha un ruolo troppo importante per la sicurezza europea. Il summit Nato di Varsavia segna un “punto di svolta”, assicura il segretario generale Jens Stoltenberg. Di certo non è un summit come gli altri. E non solo per l’importanza della decisione presa nei confronti di Mosca, ma anche perché è il primo vertice del dopo Brexit e l’ultimo del presidente Usa Barack Obama. Il tema della fuga della Gran Bretagna dall’Ue è il primo ad essere affrontato. Non è un caso che il premier britannico David Cameron decida di presentarsi con un segnale concreto per dimostrare che la Brexit non intaccherà il rapporto con la Nato: 650 militari da schierare sul fronte orientale e una forza di intervento rapido da 3000 uomini pronto “su chiamata”. Un messaggio chiaro e una risposta – forse – all’invito dei giorni scorsi degli Usa a rafforzarsi all’interno della Nato per mantenere la sua influenza internazionale una volta abbandonata l’Ue. L’alleanza del resto non corre grossi rischi di perdere peso dopo l’addio di Londra. Semmai può accadere il contrario. Lo ha spiegato bene lo stesso Stoltenberg all’indomani del referendum: ora l’alleanza “è più importante che mai come piattaforma per la cooperazione tra gli alleati europei”. Il convitato di pietra resta Mosca che mentre i 28 più uno (il Montenegro, appena entrato, ha il ruolo di osservatore in attesa della ratifica di tutti i membri) siglano l’accordo per il dispiegamento dal prossimo anno di quasi 4 mila uomini il Cremlino tuona contro “l’assurda retorica” della Nato nei confronti della minaccia russa. L’alleanza ha dato il via libra al dispiegamento, che sarà a guida canadese in Lettonia, tedesca in Lituania, britannica in Estonia e statunitense in Polonia con mille uomini, mentre dagli altri paesi arriveranno “altre forme di cooperazione” (l’Italia sta valutando il suo contributo).