Oltre 4 milioni e mezzo di poveri, siamo al record storico, una vergogna nazionale

Mentre il governo Renzi esalta gli “zero virgola”, nel 2015 l’Istat stima che le famiglie in condizione di povertà assoluta siano pari a 1 milione e 582 mila e le persone a 4 milioni e 598 mila: è il numero più alto dal 2005. L’incidenza della povertà assoluta si mantiene stabile negli ultimi tre anni per le famiglie; cresce invece se misurata in termini di persone (7,6% della popolazione residente nel 2015, 6,8% nel 2014 e 7,3% nel 2013). Questo perché riguarda le famiglie più numerose. In aumento al Nord, in particolare per gli stranieri, la povertà colpisce chi vive in città, gli anziani e i bassi redditi. «Una vergogna nazionale, che dimostra come in questi anni non si sia fatto nulla per ridurre le diseguaglianze e aiutare chi ha più bisogno». Le famiglie numerose sono state abbandonate al loro destino. Così l’Unione nazionale dei consumatori commenta i dati resi noti dall’Istat. «Urge una riforma fiscale che, finalmente, rispetti l’art. 53 della Costituzione, articolo evidentemente sconosciuto alla classe politica. Per questo chiediamo al governo – afferma Massimiliano Dona, segretario dell’Unione Nazionale Consumatori – di estendere immediatamente il bonus di 80 euro anche agli incapienti, a cominciare da quelli che sono ora costretti a restituire i 4 soldi ricevuti. La riforma fiscale che sta immaginando il governo non servirà a nulla, visto che si vogliono ridurre le aliquote Irpef centrali. Va tagliata, invece, la prima aliquota o innalzata la no tax area. Altrimenti, ancora meglio – conclude Dona – non andrebbe toccata l’Irpef, unica imposta progressiva rimasta e ci si dovrebbe preoccupare di tutti quei balzelli che colpiscono ricchi e poveri in egual misura, indipendentemente dalla loro capacità contributiva, dalle imposte sulla luce a quelle sul gas». Del resto, tutti gli osservatori concordano nel sottolineare che il governo Renzi stia sottovalutando che l’Italia da mesi e mesi è in deflazione, che è l’anticamera della stagnazione e della recessione. I segnali modesti di ripresa non sono ancora ricaduti sulla vita delle persone, per le quali, la crisi percepita è ben più alta di quella reale. Il significato è uno solo: questo governo non sa ancora che pesci prendere per accendere il motore dell’economia italiana. E quel che è peggio, nasconde sotto l’arroganza e l’ottimismo ingiustificato successi che non ci sono. Al momento.

Poveri, allo tremo le famiglie con due figli

Questo andamento nel corso dell’ultimo anno si deve principalmente all’aumento della condizione di povertà assoluta tra le famiglie con 4 componenti (da 6,7 del 2014 a 9,5%), soprattutto coppie con 2 figli (da 5,9 a 8,6%) e tra le famiglie di soli stranieri (da 23,4 a 28,3%), in media più numerose. L’incidenza della povertà assoluta aumenta al Nord sia in termini di famiglie (da 4,2 del 2014 a 5,0%) sia di persone (da 5,7 a 6,7%) soprattutto per l’ampliarsi del fenomeno tra le famiglie di soli stranieri (da 24,0 a 32,1%). Segnali di peggioramento si registrano anche tra le famiglie che risiedono nei comuni centro di area metropolitana (l’incidenza aumenta da 5,3 del 2014 a 7,2%) e tra quelle con persona di riferimento tra i 45 e i 54 anni di età (da 6,0 a 7,5%).

Poveri, sta peggio chi vive in città

L’incidenza di povertà assoluta diminuisce all’aumentare dell’età della persona di riferimento (il valore minimo, 4,0%, tra le famiglie con persona di riferimento ultrasessantaquattrenne) e del suo titolo di studio (se è almeno diplomata l’incidenza è poco più di un terzo di quella rilevata per chi ha al massimo la licenza elementare). Si amplia l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con persona di riferimento occupata (da 5,2 del 2014 a 6,1%), in particolare se operaio (da 9,7 a 11,7%). Rimane contenuta tra le famiglie con persona di riferimento dirigente, quadro e impiegato (1,9%) e ritirata dal lavoro (3,%). Anche la povertà relativa risulta stabile nel 2015 in termini di famiglie (2 milioni 678 mila, pari al 10,4% delle famiglie residenti dal 10,3% del 2014) mentre aumenta in termini di persone (8 milioni 307 mila, pari al 13,7% delle persone residenti dal 12,9% del 2014). Analogamente a quanto accaduto per la povertà assoluta, nel 2015 la povertà relativa è più diffusa tra le famiglie numerose, in particolare tra quelle con 4 componenti (da 14,9 del 2014 a 16,6%,) o 5 e più (da 28,0 a 31,1%). L’incidenza di povertà relativa aumenta tra le famiglie con persona di riferimento operaio (18,1% da 15,5% del 2014) o di età compresa fra i 45 e i 54 anni (11,9% da 10,2% del 2014). Peggiorano anche le condizioni delle famiglie con membri aggregati (23,4% del 2015 da 19,2% del 2014) e di quelle con persona di riferimento in cerca di occupazione (29,0% da 23,9% del 2014), soprattutto nel Mezzogiorno (38,2% da 29,5% del 2014) dove risultano relativamente povere quasi quattro famiglie su dieci.