«Donald Trump è un mediatore, parla a chi non ama la politica»

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Il professor Lucio Martino del Guarini Institute for Pubblic Affairs presso la John Cabot University analizza i contorni di questo duello e si sofferma sulla figura e sul grande successo di Trump. Si va delineando uno scontro Clinton-Trump. Punti di forza e debolezze? Chi ha maggiori possibilità di vincere? «Clinton è la grande favorita di questa lunga stagione elettorale. Pesa a suo favore l’opinione tutto sommato favorevole riservata dal pubblico all’operato dell’amministrazione uscente. Giocano contro di lei la frattura interna all’elettorato democratico causata dalla candidatura Sanders e una diffusa mancanza di fiducia nei suoi confronti dovuta a un pragmatismo che la rende scevra dal professare una ben definita visione politica. Per quanto riguarda Trump, il suo principale punto di forza è di non chiamarsi Clinton», si legge su “Il Mattino“.

Trump: il suo principale punto di forza è di non chiamarsi Clinton”

Donald Trump ha ottenuto 1.238 delegati e, con essi, la nomination per le presidenziali. Era prevedibile questo successo? Quanto hanno contato insoddisfazione diffusa e populismo? «Il successo di Trump è tutt’altro che sorprendente. Trump è il più recente esponente di una tradizione politica e culturale il cui campione è da sempre individuato nel presidente Jackson. Una tradizione che, solo per fare un esempio, identifica nel Secondo Emendamento (quello che garantisce il diritto di possedere armi) le fondamenta e le garanzie della libertà americana. Colpisce, semmai, che nessuno dei suoi diretti concorrenti sia riuscito a farsene anche solo parzialmente interprete». C’è chi lo definisce un incubo, chi lo addita come un pericolo. Se divenisse il nuovo presidente americano sarebbe all’altezza del ruolo? «Non ci sono motivi per credere il contrario. Trump è innegabilmente un grande negoziatore. Nonostante molte delle sue recenti dichiarazioni, Trump ha dimostrato di saper bene come negoziare accordi che hanno coinvolto interessi anche molto diversi e lontani. Da presidente, Trump dovrebbe essere in grado di agire efficacemente tanto sul fronte intemo quanto su quello intemazionale».

Trump potrebbe favorire una contrazione della globalizzazione

Obama ha dichiarato che Trump è ignorante degli affari del mondo. Quale sarà la politica estera degli Stati Uniti se dovesse vincere lui? «Trump è profondamente contrario alla ratifica di una Trans Pacific Partnership che tanta parte svolge in quel riequilibro strategico verso l’Asia del Pacifico che l’amministrazione Obama persegue anche al fine di rassicurare gli alleati regionali degli Stati Uniti a fronte della crescente assertività cinese. L’impressione è che la politica estera di un’eventuale amministrazione Trump potrebbe favorire una contrazione della globalizzazione».