È Trump il candidato repubblicano più votato di sempre. Hillary corre ai ripari

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Forse non sposterà altri consensi in vista del duello finale del prossimo novembre, ma è una notizia che contribuirà certamente a rafforzare l’immagine e l’ambizione di Donald Trump. Secondo un dettagliata analisi effettuata dai media statunitensi, il biondo Trump è il candidato che ha ottenuto più voti nella storia del Partito Repubblicano: lo hanno scelto 13 milioni 406 mila elettori, circa 1,4 milioni in più di quelli che votarono per George W. Bush nel 2000. L’altro record segnato dalle presidenziali del 2016 riguarda l’affollamento di pretendenti schierati ai nastri di partenza della gara per le primarie del Grand Old Party (così è definito il partito dei repubblicani negli Usa): ben 17 candidati, il numero più alto mai registrato. Ed è record anche per il partito contrassegnato dall’Elefantino (sempre i repubblicani), che ha totalizzato 28 milioni di voti, pari al 139 per cento rispetto al 2008.

Scelto da 13 milioni e mezzo di elettori. Più di Bush jr.

Un primato dopo l’altro a conferma che Trump è l’autentica novità delle elezioni. Nessuno può più dubitarne. Le risatine di scherno hanno lasciato il posto a commenti sempre più accigliati e preoccupati. E, naturalmente, se n’è accorta Hillary Clinton che, fresca di nomination per il Partito Democratico (anche se il suo rivale Sanders si è rifiutato di ammettere la sconfitta e punta tutto sulla convention dei delegati fissata per il prossimo luglio a Filadelfia), si può ora occupare del suo avversario diretto. In un’intervista al Wall Street Journal, l‘ex-first lady ha annunciato di voler condurre l’attacco a Trump sui temi dell’economia convinta che lì possa fargli le pulci mettendone a nudo le lacune sia come businessman sia come aspirante presidente.

Trump contro i Clinton: «Si sono arricchiti»

Ma l’annuncio della candidata democratica non ha affatto impensierito Trump che, come da copione, le ha replicato a strettissimo giro di posta facendo trapelare che lunedì prossimo pronuncerà un «importante discorso» per dimostrare come Hillary e suo marito, l’ex-presidente Bill Clinton, abbiano negli anni messo a punto quella che l’irruente candidato repubblicano ha definito una «politica dell’arricchimento personale».