Prima grana per Appendino: arrestati 11 No Tav. Lei non prende le distanze

Prima grana per il neo sindaco cinquestelle di Torino, Chiara Appendino. La polizia di Torino ha notificato questa mattina 20 misure cautelari, di cui due fermi con trasferimento in carcere, nove arresti domiciliari e nove obblighi di firma, nei confronti di altrettanti attivisti No Tav ritenuti responsabili di tensioni al cantiere della Torino-Lione, a Chiomonte, il 28 giugno dello scorso anno quando i No Tav agganciarono alcune funi alle recinzioni del cantiere cercando di abbatterle. E ora sono in molti a chiedere all’Appendino di prendere con decisione le distanze dai violenti No Tav.
«Una cosa è essere No Tav, un’altra è sostenere le azioni violente delle persone che sono state arrestate questa mattina, alcune delle quali legate al centro sociale Askatasuna. Pretendiamo immediatamente che il sindaco prenda le distanze da questi soggetti e ci dica cosa intende fare per isolare i violenti legati al mondo antagonista – dice Fabrizio Ricca, capogruppo della Lega Nord in Consiglio Comunale a Torino mettendo la Appendino di fronte a un bivio – Il primo passo da fare adesso è sgomberare immediatamente tutti i centri sociali – aggiunge l’esponente del Carroccio – così da iniziare una vera e propria opera di pulizia in quei luoghi di illegalità che sono sempre stati difesi dalla sinistra torinese».
Erano in molti a chiedersi quando il problema della vicinanza del neosindaco cinquestelle con gli ambienti No Tav e antagonisti sarebbe venuto al pettine. E non c’è voluto molto dal momento dell’elezione della Appendino. Che ora dovrà, in qualche maniera, marcare la distanza con i violenti dell’antagonismo No Tav scegliendo quel profilo istituzionale che, ora, necessariamente, il suo nuovo ruolo richiede. Ecco, invece, quello che ha dichiarato Chiara Appendino: “Non è compito di un sindaco commentare l’operato della magistratura, che, com’è noto, è un organo indipendente. C’è un clima evidente di tensione dovuto alla mancanza di risposte politiche che noi speriamo di potere colmare, riportando al centro del dibattito le legittime ragioni del no all’opera”.Se non proprio una difesa, una dichiarazione attendista. E in ogni caso manca ogni presa di distanza.
A finire in carcere sono stati un attivista No Tav residente a Torino e uno residente a Modena, provincia in cui risiedono anche due dei sottoposti agli arresti domiciliari. Sempre ai domiciliari anche un residente in provincia di Reggio Emilia e uno residente a Roma. Il decreto di fermo del pm nei loro confronti «trae origine – spiegano dalla Questura di Torino – dall’acquisizione di ulteriori elementi di prova emersi nel corso di perquisizioni domiciliari e personali eseguite dalla Digos di Torino nei giorni scorsi, che vanno a rafforzare le posizioni di responsabilità degli indagati».
Tutti i 20 destinatari delle misure devono rispondere di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, lesioni personali, esplosioni di ordigni con la finalità di turbare l’ordine pubblico.
Fra gli indagati, peraltro, ci sono anche due figure storiche del movimento No Tav della Valle di Susa. Sono due donne, Nicoletta Dosio e la settantunenne Marisa Meyer, colpita da un obbligo di presentazione periodica alle autorità di polizia e che nell’aprile del 2012 si era incatenata per protestare contro gli espropri No Tav.
E a ricordare alla Appendino gli stretti legami suoi e dell’M5S con i No Tav ci pensa il collega cinquestelle Scibona. Che ulula al complotto e protesta contro le 20 misure cautelari: «Finito il silenzio elettorale, vediamo come chi alla Procura di Torino segue i movimenti in Valle di Susa, procede nuovamente con l’emissione di misure cautelari a danno di numerosi No Tav. E lo ricordo per tutti, sono misure emesse prima di una sentenza, esclusivamente in via cautelare e che tra l’altro abbiamo poi visto decadere fino alle assoluzioni nei processi – dice il senatore piemontese del Movimento 5 Stelle – In democrazia la legge è uguale per tutti, ma non alla Procura di Torino, dove i Procuratori che seguono le vicende legate al Tav sono forti con i deboli e deboli con i forti. Tracciano sentenze emettendo misure cautelari come fossero condanne. Questa non è giustizia, tanto meno amministrata in nome del popolo. Quello dei pm incaricati del fascicolo Tav è ormai un modo di fare a senso unico, volto a criminalizzare il dissenso e a lasciare impuniti invece i veri criminali. Indagini a senso unico mentre le centinaia di segnalazioni dei cittadini rimangono chiuse nei cassetti. Mi appello – dice Scibona invocando una sorta di normalizzazione dei pm, una specie di trattamento ad personam – al procuratore capo di Torino, Armando Spataro. Prenda in mano la situazione, porti ordine tra i suoi sostituti che oggi non ricercano la Giustizia».