Torino, Appendino silura il banchiere Profumo e Fassino diventa lo zimbello del web

Decisionista e concreta. Così è apparsa Chiara Appendino nel suo debutto da “sindaca”. Il siluro lo ha lanciato all’indirizzo di Francesco Profumo, nominato presidente della Compagnia di San Paolo su indicazione del sindaco sconfitto Piero Fassino. L’invito è a fare un “passo indietro”, la promessa è di introdurre un “semestre bianco” in modo che il sindaco uscente non possa più fare nomine quando il suo mandato è agli sgoccioli. Ma Appendino è abile: non appena ha sbandierato la sua inimicizia verso i “banchieri”, bersaglio privilegiato del populismo grillino, aggiunge nella sua prima conferenza che la Torino uscita divisa dal voto dovrà riconciliarsi. E proprio guardando ai torinesi diffidenti nei suoi confronti ha usato sulla Tav parole di moderazione: “Il sindaco non può bloccare l’opera”. I No-Tav devono mettersi l’anima in pace. Poi, in continuità con la linea della trasparenza che è sempre stato un vanto del Movimento Cinquestelle, Appendino annuncia che le riunioni di giunta finiranno su Facebook una volta al mese. Si comincia a fine mese, il 30 giugno, quando la squadra grillina si insedierà a Palazzo Civico.

Il Pd intanto si interroga sulla sconfitta: “E’ andata male, non abbiamo capito che covava sotto la cenere una voglia di mandare a casa una classe dirigente a prescindere da come ha governato”, sostiene il segretario provinciale del Pd di Torino, Fabrizio Morri. E Piero Fassino, che per avere pronunciato la fatidica frase-boomerang – “Se Grillo vuol far politica fondi un partito e vinca le elezioni se ne è capace”- diventa lo zimbello del web, si sfoga con Repubblica: “Come vivo la sconfitta? Come un’ingiustizia…”.