Stepchild adoption, la Cassazione dà il via libera. E il Parlamento?

La Cassazione dice sì alla stepchild adoption: è stata infatti confermata una sentenza della Corte di Appello di Roma (che era stata impugnata dal pg)  con la quale è stata accolta una domanda di adozione di una minore proposta dalla partner della madre con questa stabilmente convivente.

Via libera alla stepchild adoption

La stepchild adoption «prescinde da un preesistente stato di abbandono del minore e può essere ammessa sempre che alla luce di una rigorosa indagine di fatto svolta dal giudice, realizzi effettivamente il preminente interesse del minore.» Lo ha stabilito la prima sezione civile della Cassazione, pronunciandosi sulla domanda di adozione coparentale da parte della compagna della madre biologica di una bambina.

I giudici esautorano il Parlamento

Dietro il linguaggio burocratese del terzo grado di giudizio, che dà il semaforo verde alla stepchild adoption, si nasconde il via libera generale all’istituto che consente tout court  l’adozione da parte di un  partner (unito civilmente o sposato) del figlio del partner, anche dello stesso sesso.  La Cassazione precisa anche che la stepchild adoption «non determina in astratto un conflitto di interesse tra il genitore biologico e il minore adottato, ma richiede che l’eventuale conflitto sia accertato in concreto dal giudice». Un guazzabuglio destinato a generare polemiche e nuovi scontri ideologici in barba al dibattito parlamentare durato mesi e mesi. Tutto inutile, insomma, i giudici commissariano il Parlamento e la decisione di un singolo caso diventa un precedente a cui appellarsi.