Spagna al voto anticipato, tutti uniti contro i “grillinos” di Pablo Iglesias

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Un voto più incerto e complicato che mai, non si sa fino a che punto condizionato dal terremoto Brexit, con un nuovo forte rischio di ingovernabilità da lunedì. Gli spagnoli tornano alle urne domenica appena sei mesi dopo le precedenti politiche del 20 dicembre, che hanno eletto un parlamento frammentato e ingestibile con l’irruzione di più di 100 deputati dei due partiti emergenti Podemos e Ciudadanos. L’impossibilità di trovare una maggioranza per un nuovo governo costringe il paese a un “secondo turno”, sperando che fra qualche settimana non sia necessario un terzo. Un incubo dopo 40 anni di tranquilla stabilità all’ombra del bipartitismo Pp-Psoe, ora esploso. Il partito post-indignado di Pablo Iglesias questa volta punta alla guida del governo di Madrid. Ora alleato a Izquierda Unida, non ha smesso di crescere nei sondaggi. Potrebbe arrivare secondo con il 25% circa e fra 80 e 90 deputati, su 350, dietro al Pp di Mariano Rajoy, dato al 28-30% con 115-125 seggi, ma, salvo sorprese, davanti al Psoe di Pedro Sanchez, che potrebbe fermarsi sul 21% e sugli 80-85 deputati. Ciudadanos di Albert Rivera sarebbe, secondo gli ultimi sondaggi, attorno al 15% con 38-40 seggi. Iglesias punta a diventare il premier di un governo di sinistra con i socialisti, in alternativa alla Gran Coalicion che vorrebbe Rajoy, se ci saranno i numeri.

La Spagna sotto choc per la Brexit

Ma sul voto degli spagnoli ora planano due grandi incognite. Da che parte si porterà il 20% circa di elettori ancora indecisi, e che impatto avrà il cataclisma Brexit, che ha messo l’Europa ko, innescando timori quasi apocalittici per l’Ue. Le ultime battute della campagna sono state condizionate da un “tutti contro Podemos”: cavalcando l’emozione suscitata dall’ uscita di Londra dall’Ue, «Pp, Psoe e Ciudadanos – titola El Mundo – hanno caricato contro Podemos», accusato di essere anti- euro, in base a precedenti dichiarazioni di Iglesias, populista come gli euroscettici inglesi, e di volere spaccare la Spagna, come il Regno Unito l’Ue con un referendum sull’indipendenza della Catalogna. Rajoy spera in un voto del panico, in un ritorno elettorale favorevole al Pp dell’ansia suscitata dalla Brexit, che spinga gli elettori a votare per la sicurezza. Il Psoe di Sanchez in un ripensamento degli indecisi che scongiuri il sorpasso di Iglesias. «L’idea generale è che l’uscita di Londra dall’Ue dovrebbe danneggiare Podemos e favorire il Pp», scrive El Mundo. Ma in realtà nessuno sa come potrà pesare, se peserà, sugli elettori lo shock del referendum inglese. Sorpasso o meno, i socialisti, anche se i sondaggi fanno prevedere un loro possibile nuovo peggiore risultato storico, potrebbero essere dopo il voto l’ago della bilancia, l’elemento determinante per la formazione o meno di un nuovo governo. Con Rajoy in una Gran Coalicion, ma probabilmente senza Sanchez, o con Iglesias, in un governo del cambiamento probabilmente a guida Podemos. Una incognita che il segretario Psoe si è ben guardato dallo sciogliere prima del voto, lasciando totale suspence almeno fino a lunedì.