Al Sistina in scena tre icone del ‘900: Evita, Diana e Judy Garland

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Tre icone del Novecento: Evita, Diana, Judy. E la sorpresa di un cult come Febbre da cavallo, al debutto, 40 anni dopo. È la nuova stagione del Sistina di Roma, la quarta guidata da Massimo Romeo Piparo, che quest’anno ha voluto raccontare il suo cartellone direttamente in scena, con una serata varietà condotta da Marco Liorni con tanti assaggi dei 14 titoli al via da ottobre. La regina della stagione teatrale sarà la sua Evita, spettacolo di Natale e prima versione in italiano del musical di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber ispirato alla vita e al mito di Evita Peron, figura fondamentale della storia argentina e già portata al cinema da Madonna. Ora a interpretarla è una star come Malika Ayane, al debutto nel musical. «Avevo lanciato un appello – racconta Ayane – Sono tornata a studiare. Ballo il tango come una scopa di saggina, ma il Sistina sarà la casa per imparare. Piparo sta traducendo le liriche: un Leopardi dei nostri tempi».

Al Sistina va in scena la storia di Judy Garland e di Lady Diana

Sempre una donna aprirà la stagione il 19 ottobre: è la storia dell’attrice americana Judy Garland, mamma di Liza Minnelli, viene raccontata da Monica Guerritore nella fase ormai segnata da farmaci e alcool  in End of the Rainbow. A febbraio andrà in scena Diana & Lady D, ritratto tra luci e ombre della Principessa del Galles, con il volto di Serena Autieri e le parole di Vincenzo Incenzo. «È il racconto di un grande contrasto – racconta Autieri – Da una parte la principessa, dall’altra la donna fragile alla ricerca disperata dell’amore». Ma anche «un grido delle donne non ascoltate – aggiunge Incenzo – perché questo era Diana. E non ovunque la libertà per le donne è un diritto». E ancora una donna, a maggio, con Il casellante, scritto da Andrea Camilleri e portato in scena da Moni Ovadia, «sulla violenza infame contro le donne – racconta l’attore – ma con un messaggio di speranza, di vicinanza alla natura, tra i bombardamenti e le chiacchiere di una barberia».